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A te di ieri, a me di domani

da 31 Dic 2023In primo piano, Visioni0 commenti

Quando ho detto alle persone che ti avrei di nuovo parlato, credo sapessero già cosa aspettarsi. Noi parliamo spesso, vero? Mi rendo conto che dialoghiamo solo quando ci sono delle cose pesanti di mezzo, forse perché non me la sento di pensarci senza parlarti. Un po’ come la promessa di Sandy Hook, ti ricordi? Abbiamo preso un gelato e parlato delle vite di quei bambini. Non credo di avere la forza necessaria per calibrare tutte le parole che verranno tessute da queste dita. 

Le parole sono un’arma. Lo sappiamo tutti, è scontato; ma nessuno ci fa troppo caso. Io mi sono presa un carico che dolcemente devo cullare dal mio cuore alle mie labbra alle mie dita che rapide si muovono sulla tastiera. Ma non so che dire. Meglio, so bene cosa voglio dire, ma ho paura di farlo. Devi prendere in considerazione che non tutti saranno d’accordo, che molti ti punteranno il dito, solo perché ti sei espresso. È il prezzo da pagare per avere voce nei social, lo so bene. Ma alla fine va tutto bene finché non sei una donna. Se è una donna a parlare è vittima, egocentrica, stupida… Non voglio dire gli altri insulti che riceviamo ogni giorno, solo perché non siamo d’accordo. 

Non è facile scriverti questa lettera, perché penso che sia bollente la tematica della violenza. È bollente, è assolutamente indubbio che se parli di violenza si tende l’orecchio, come quelle persone che per diventare virali iniziano a scrivere su X o Threads (il nuovissimo social di Zuckerberg) “Cosa ne pensi di quello che è successo a Giulia Cecchettin?”. Mi viene da ridere quando leggo queste domande. Cosa posso pensarne? Tu cosa ne pensi? Non ti viene da ridere? Forse sono isterica. Una folle che ride sulle cazzate dei social. Ma ora devo rispondere, no? Cosa ne penso?

Penso che sia la cosa più umana che le sia capitata. L’uomo non è altro che una bestia violenta. Non fraintendetemi, l’uomo inteso per essere umano. Non vorrei provocare una ribellione nazi-femminista. Siamo animali, cristiani e musulmani, non dimentichiamoci degli ebrei, mi dispiace ribadirlo, siamo bestie. Ferae, fiere. E non mi serve usare il paragone con felini o lupi, non esiste animale più crudele dell’uomo. Sai, spesso mi viene da ridere e chiedermi: ma ci stupiamo ancora? Quante donne sono state uccise? Ancora con questa storia “sarà l’ultima morta ammazzata”? Non illudiamoci. 

Perché non solo moriranno altre donne, altre mamme, altre figlie, sorelle, cugine, zie, ma le vere vittime passeranno per terroristi. Immagino che l’Israele si arrampicherà sempre sugli specchi, dando la colpa ai mussulmani. Direi che sia sufficiente. Penso che uno Stato che ha il coraggio di bombardare gli edifici residenziali e, nonostante questo, definirsi vittima, non ha nulla da dare. Non mi significa nulla, lo trovo una barzelletta. Una teocrazia nel 2023… Aspetta “Cosa ne pensate del conflitto Palestina-Israele?”, così siamo in tema. Ho solo l’amaro in bocca quando ci ripenso. Gli Ucraini sono vittime, ma i Palestinesi sono terroristi. In base a cosa definiamo chi subisce e chi non? Penso che per convenienza economico-politico-sociale ci faccia comodo dare ragione all’Israele.

È un mondo di falsi, ipocriti. È difficile fare sì che le nostre parole combaciano con le nostre azioni, perché se siamo in grado di non credere a un uomo che denuncia una molestia, ma siamo i primi a condannare una persona per una parola calibrata male, come facciamo a prenderci sul serio? Non ti vedi riflesso? Guarda tutto il tuo trucco da pagliaccio che cola. Mi fate schifo. Il moralismo è la falsa facciata di qualcuno che non coglie le sfumature di ciò che lo circonda. Eppure tu non sei ridicolo, sei solo tristemente convinto dei tuoi morali e posso capirlo.

Anche se forse l’unica incoerente e ridicola qua sono io, che sono in grado di portare empatia, ma semplicemente non ho voglia di essere empatica. È come quando ti senti triste, ma non sei in grado di piangere. Mi fa pensare a quando qualcuno mi parla dei suoi problemi e io non ho la forza di essere comprensiva. Vedi? Sono umana. In quanto tale, sono egoista a modo mio. Beh, tutti siamo egoisti, sempre a modo nostro. Oggi volge l’anno. Pensiamo comunque ai nostri propositi per l’anno prossimo. E sono propositi che riguardano noi stessi individualmente. 

IO voglio essere più così… 

IO voglio pensare più a questo… 

IO non voglio più…

Non ti ritrovi in queste parole? Io sì. Perché siamo fatti così. Quindi quando capita una disgrazia, io non riesco più a piangere lacrime che non mi appartengono. Posso solo augurarmi che le lotte che seguo, che osservo, che leggo vadano in porto. Credo davvero in quelle persone che scendono e fanno rumore. Viola Ardone nel suo capolavoro “Oliva Denaro” scrive che un sasso nel sacchetto non fa rumore, ma se sono tanti sì. È giusto lottare, ma io non ne ho più la forza.

Troppa rabbia repressa, capisci? Mi sono sbucciata le nocche a forza di tirare colpi per difendere una buona causa. Non ne ho più voglia. E quando dicevo devo calibrare bene le parole, intendevo questo. Alla fine questo non è un articolo che parla di violenza, è una lettera. Mi sento come Dostoevskij, perché trovo che l’essere umano sia stupendo e lo amo. Amo gli umani, con i loro difetti, i loro peccati. Ma non posso che odiarlo allo stesso tempo, perché pure Tarek Iurcich (conosciuto come Rancore) dice che se ami troppo una cosa ti viene tolta. Non voglio perdere l’umanità. 

Non vorrei si fraintendessero le mie parole, capisci? Da come scrivo può pure passare il messaggio che Giulia Cecchettin si sia meritata quella morte, ma non è così. Nessuno merita di morire, se non di vecchiaia o malattia. Non esiste un motivo per cui un umano debba morire come punizione, è barbaro togliere la vita per punire una persona. Sono decisamente contraria alla pena di morte e ho a cuore i diritti dei carcerati, perché credo nella redenzione. 

Le persone possono migliorare con dell’aiuto. Il problema? Sono due: l’Italia non è ancora in grado di rieducare i detenuti come si dovrebbe e l’opinione pubblica. Come reagisci a una persona che ti dice di essere ex carcerato? Di solito fai una faccia un po’ scioccata, stranita. Alcune persone sono pure in grado di tagliare i rapporti. Perché? Perché si hanno pregiudizi, perché a distanza di secoli siamo ancorati all’idea che una persona che sbaglia non smetterà mai di sbagliare. Ma non è così. Una persona che spaccia, che uccide, che violenta ha dei problemi. Nel caso dello spaccio sono per lo più economici, ma chi uccide ha un problema più grave. Ha bisogno di aiuto, ma se noi lo condanniamo solo come facciamo? Come torna questa persona alla normalità? Come può tornare normale? 

Ci sono tanti motivi per cui dovremmo essere più sensibili sui diritti dei detenuti: perché sono la base della nazione, perché sono sempre cittadini, perché se non vengono aiutati, peggiorano e commettono crimini più gravi. Non so se afferri il discorso, ma ripudio l’idea che una persona che sbaglia venga punita e non riportata sulla giusta strada. Poi possiamo non essere d’accordo ma è la mia opinione, non deve essere per forza condivisa. Non posso costringerti a pensarla come me, in inglese diremmo agree to disagree, essere d’accordo sull’essere in disaccordo.

Voglio solo che uno dei tuoi propositi per l’anno prossimo comprenda: capire il punto di vista degli altri. Perché volge l’anno, quello che è successo… Ormai non si può riscrivere il passato, la storia. Si può solo metabolizzare, accettare e incanalare il tutto per costruire qualcosa di migliore. Nel mondo si toglie una vita per dare spazio ad altro. Okay, abbiamo perso tante vite, abbiamo tantissimo spazio per far nascere una società fermamente convinta del vero, del giusto, che non si lascia ingannare dalle belle parole. Credo in te. Credo che tu possa vedere la verità oltre a questa coltre di nebbia chiamata social.

Per questo scrivo per il te di domani e la me di ieri. Oggi agisci, ma pensa sempre al te di domani. Crea con le tue azioni il mondo che vorresti avere domani.

Aleksandra Babis

Aleksandra Babis

«Volai nel cielo senza mai cadere», scriveva il libro, mentre la ventenne lo chiudeva, sorridendo al cielo.  Aleksandra, nata in Polonia, è una studentessa di Lettere moderne presso l'Università statale di Pisa, che tende ad avere dei picchi di cinismo e follia, quando poggia la penna sulla carta. Lasciate ogne speranza o voi ch'intrate.

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