Da dove viene la vostra carne ?

Da quasi tre mesi, ho smesso di mangiare la carne. Non è stata una scelta facile, ma, ora come ora, sono molto contenta della mia iniziativa.  La mia motivazione è una presa di posizione contro i maltrattamenti sugli animali da carne. Cercherò di non entrare troppo nei dettagli, bensì mi limiterò a un discorso generale e significativo allo stesso tempo, così da non urtare la sensibilità di nessuno.  Prima di cominciare, ci tengo a sottolineare che mi riferisco a ciò che succede negli allevamenti intensivi. Mi rendo conto, infatti, che ci sono piccoli allevatori che trattano i loro animali “con i guanti”, ma purtroppo questa è solo una minoranza. 

In Italia, l’85% della carne di pollo e il 95% della carne di maiale provengono da allevamenti intensivi, mentre quasi nessuna mucca da latte ha accesso al pascolo. Ogni anno solo nel nostro paese il numero di animali trattati come macchine da produzione corrisponde a circa quarantacinque miliardi di capi. Essi non hanno la possibilità di vivere all’aria aperta, ma sono rinchiusi, a volte anche al buio o senza luce naturale, in gabbie irragionevolmente strette, troppo piccole per girarsi o avere a disposizione il proprio spazio. Soprattutto per i maiali, questo è fonte di stress, spesso sfogato con la violenza su se stessi o sui compagni.  Oltre alle terribili condizioni delle povere bestie, bisogna tener conto dei maltrattamenti esagerati e immotivati da parte degli addetti alle gabbie, che in molti casi risultano essere inclini alle percosse nei confronti di animali indifesi. Purtroppo, non solo il personale è violento, ma lo sono anche le procedure: i polli, per esempio, ricevono antibiotici che ne potenziano il corpo ma non gli organi vitali, creando uno squilibrio tra le due parti; le oche vengono forzate a mangiare tramite imbuti che ingrandiscono il loro stomaco; mentre ai maiali non viene somministrata alcuna anestesia al momento della castrazione e del taglio della coda. Possono sembrare atti terribili e disumani, ma queste prassi, paragonate ad altre, sono le meno raccapriccianti e anche se magari può apparire come una realtà davvero lontana dalla nostra, avvengono persino in aziende italiane come Aia o Parma. 

Un canale Youtube in cui si può approfondire la conoscenza di questi fenomeni e dal quale ho ricavato la maggior parte delle informazioni trascritte, è “Essere Animali”, che mostra allo spettatore la vita, se così si può chiamare, di ciò che arriva sulle nostre tavole sotto forma di prosciutto, hamburger o bistecca. 

Certe persone potrebbero screditare una dieta che esclude la carne, poiché si andrebbe a incrementare il consumo di verdure e di conseguenza l’utilizzo di acqua, ma qualcuno si è mai chiesto quanta acqua serva per produrre un solo chilo di carne? Per coloro che non lo sanno, in Italia ne vengono impiegati in media 11’415 litri. Il fatto che la produzione di carne sia meno sostenibile rispetto a quella della verdura è confermato dalla doppia piramide alimentare. Questo grafico rappresenta la relazione tra il valore nutrizionale e l’impatto ambientale di un dato cibo e, come si può vedere, la carne è nella categoria che indica il più alto impatto ambientale, mentre la verdura sta in quella opposta. Limitando, o addirittura escludendo, il consumo di carne, non solo risparmieremmo le sofferenze a vitellini, pulcini e porcellini, ma ci prenderemmo anche cura dell’ambiente. 

Spero che questo articolo sia stato utile ad aiutare chi lo ha letto a “togliersi il prosciutto dagli occhi” (e magari dal piatto), aumentando la consapevolezza e l’attenzione nei confronti della propria alimentazione.

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