Ammazzacaffè
Scriviamo cose, intervistiamo gente

Sentivo le emozioni scomparire con il passare dei mesi: non avevo più le forze per andare avanti con quel teatrino che mettevamo in scena tutte le volte che qualcuno cercava di entrare nella nostra bolla d’amore.

Sono cresciuta con le parole di mia madre in testa: «Ognuno ha una propria metà e siamo destinati a trovarla, dobbiamo solo impegnarci, e quando meno ce lo aspetteremo la troveremo proprio lì davanti a noi. Ricorda, piccola mia, che l’amore non va ostacolato: non esiste niente di più bello, di più speciale. Riconoscerai il vero amore solo quando lo proverai per davvero». Andavo a dormire con le sue parole sempre in testa: avevo la certezza che avrei trovato l’uomo giusto per me.

Purtroppo le cose non vanno mai come ci aspettiamo. Nessuno mi aveva mai avvertita che l’amore viene ostacolato, che le persone non sono come nelle fiabe; che dopo esserci incontrati saremmo stati ostacolati da persone a noi sconosciute che non approvavano il nostro amore. Andavamo avanti così, con i volti coperti, impossibilitati a esprimerci come avremmo voluto. Intrappolati sotto quel telo bianco, pesante e spesso capace di toglierci il fiato, nascondevamo le nostre emozioni e il nostro amore.

Gli altri ci remavano contro, e noi eravamo troppo piccoli per uscire allo scoperto. Tutte le persone hanno limiti che non vanno superati e noi avevamo il nostro obiettivo: volevamo amarci senza veli e senza paure. Eppure eccomi qui che racconto la nostra storia d’amore.

Ricordo quel 17 dicembre come se fosse ieri: nevicava e il vento, per la prima volta, aveva deciso di soffiare meno del solito. Eravamo appena scappati insieme per le stradine di quel paesino dimenticato dal mondo. «Facciamo una follia, per il nostro amore», quante volte l’abbiamo ripetuto. Volevamo solo scappare per vivere felici; passavamo le notti a rassicurarci a vicenda: le sue dolci carezze mi rilassavano, la sua mano si posò sulla mia guancia e unimmo le nostre labbra in un bacio. Le farfalle scoppiarono nella mia pancia; ogni emozione amplificata e il cuore che finalmente batteva forte e chiaro. 

Sentivamo le persone gridarsi “ti amo” senza aver paura del giudizio degli altri, senza aver paura di ammetterlo. 

Amore. L’amore è sostenersi a vicenda, è parlare o stare in silenzio per ore perché l’unica cosa che conta è stare insieme, l’amore è capire i bisogni dell’altro, sapere come vanno le cose e essere pronti a tutto, è non arrabbiarti per stupidate ed essere lì quando serve, l’amore è capire i bisogni dell’altro senza dover fare niente.

I giorni passarono, e arrivati al 29 dicembre, tutto crollò a una velocità straziante. Mia madre era l’unica a sapere della nostra storia: ci supportava e ci diceva di rimanere forti, anche se avevamo paura; ci raccontava le storie di quando lei e mio padre erano più giovani e ci ripeteva sempre la stessa frase: “Dovete rimanere l’uno nel cuore dell’altra, questo è ciò che vi terrà uniti per sempre”.

Ma noi eravamo ingenui e ci facevamo condizionare da ciò che gli altri dicevano. Facciamo un passo indietro però, decidemmo di partire la sera del 28 dicembre 1928 per la nostra seconda fuga d’amore; andammo nello stesso paesino e nello stesso posto, la neve sempre presente e il vento sempre più cauto. Alla mezzanotte del 29 dicembre scoccò il nostro bacio, solo che quella volta era diverso: avevo una strana sensazione e, proprio come immaginavo, arrivò il momento di separarci. Mi sentii prendere con forza, mi allontanarono da lui per sempre.

Sono cresciuta con le parole di mia madre nella testa, mi ripeteva di rimanere forte e io non ci sono riuscita, mi sono lasciata andare e ho lasciato andare anche lui, l’unico  capace di farmi provare emozioni che mai nella vita pensavo fosse possibile provare. Ora non dovevamo più girare con un telo sul volto ma con uno sul cuore.

Martina Mangiavacchi

Martina Mangiavacchi

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