Noi studenti digitali

Silvia Petrozzi – 20 anni – Scuola Internazionale di Comics – 2° anno di illustrazione

La “Comics” è come viene chiamata da tutti gli alunni e insegnanti della scuola. 

È un’accademia d’arte dove puoi trovare un’enorme vastità di corsi artistici come Fumetto, Illustrazione, Grafica, Animazione e chi più ne ha più ne metta!

Al secondo anno di Illustrazione si affronta l’uso di varie tecniche pittoriche e anche il character design di un personaggio. Con l’arrivo di questa quarantena ovviamente anche la Comics ha dovuto rimediare al problema tramite le lezioni online che non hanno rovinato molto il sistema scolastico: riusciamo a seguire bene la lezione nonostante qualche difficoltà di linea. Gli orari sono rimasti gli stessi: dalle due alle diciotto il mercoledì e il venerdì e in quelle ore gli insegnanti hanno il tempo di chiedere a uno per uno a che punto sono con i progetti assegnati tramite l’invio di foto o scannerizzazione dei disegni.

Il rapporto con gli insegnanti è rimasto lo stesso, c’è sempre stata molta confidenza come se fossero dei nostri colleghi ed è anche per questo che è difficile trovarne uno che sia antipatico. Durante le lezioni online, ovviamente, è un po’ più difficile socializzare con i compagni, se volessi fare un battuta in video le voci si accavallerebbero e si finisce per non capirci niente. Sicuramente la didattica a distanza è un’ottima soluzione in periodi come questo in cui bisogna arrangiarsi con quel che si ha però se dovessi pensare di doverla continuare in futuro non mi piacerebbe perchè si perderebbe il contatto con le persone, il poter andare a prendersi un caffè durante la pausa o semplicemente sedersi vicini e condividere i propri lavori con il resto della classe.

Chiara Genovese – 18 anni – Liceo Scientifico G. Peano – 5° anno

Essendo all’ultimo anno di liceo e, di conseguenza, avendo la maturità incombente, la nostra routine scolastica è particolarmente eclettica. Spesso le nostre lezioni iniziano la mattina presto, per poi però continuare dopo l’orario scolastico usuale e finire alle sei del pomeriggio, lasciando poco tempo per lo studio individuale. Altri professori invece non hanno un vero e proprio orario: ci mandano video-spiegazione e studiamo su quelli, per poi organizzare interrogazioni o progetti per valutarci. Altri professori, ancora, hanno deciso di non interrogare ma concentrarsi sulle spiegazioni, cercando di andare il più avanti possibile col programma anche al costo di continuare a spiegare fino a giugno. 

Potrebbe non sembrare evidente ma l’attenzione richiesta nell’ascolto di una lezione in presenza o online è enormemente differente, forse per la diversa quantità di distrazioni intorno a noi o forse a causa di quello schermo che ci separa da professori e compagni di classe. Non sono l’unica nella mia classe difatti a essersi accorta di come una lezione a distanza sia molto più stancante, meno coinvolgente e spesso anche molto più noiosa del solito. Forse è l’assenza stessa dei nostri compagni di classe a renderci l’esperienza più pesante, facendoci ritrovare in una stanza dove vorremmo fare qualsiasi altra cosa piuttosto che ascoltare la voce instancabile dell’insegnante, la quale non è più in grado di rendersi conto, guardandoci negli occhi, della nostra effettiva attenzione e comprensione. Così, mentre noi ci distraiamo e rifugiamo tra vari meme e battute in chat, i professori continuano a parlare con una classe già stremata dopo i primi 20 minuti.

Aroa – 17 anni – Istituto professionale Cine TV R.Rossellini – 4° anno

Con la didattica a distanza è cambiato molto, come l’orario scolastico, in cui non faccio più 6 o 7 ore al giorno ma 3, alcuni giorni 2 e quando capita anche il pomeriggio. Non faccio video lezioni con tutte le materie. Alcuni professori preferiscono comunicare solo tramite Classrooms, una piattaforma che viene usata da studenti e insegnanti per comunicare e per assegnare i compiti, o con email, mentre il registro elettronico viene quindi utilizzato di meno. Per le video lezioni usiamo Google Meet e Zoom, anche se, a parer mio, sono un po’ scomode. 

Con la didattica a distanza non mi trovo molto bene: è più stressante; interagire con i professori è più complicato, quindi le cose che spiegano mi sono più difficili da capire; è più facile distrarsi dato che si è a casa, manca quella sensazione di stare in classe; poi ci sono i tanti compiti assegnati, che servono per valutarci, così come interrogazioni e verifiche, ma è difficile stare dietro a tutto e per come sono abituata in questi 4 anni è nuovo per me dover fare tutti questi compiti. Quindi secondo me, per ora, non sta funzionando molto bene, si potrebbe migliorare, anche perché per gli studenti è più semplice copiare e non fare niente, per questo la fiducia dei professori verso gli studenti cala. 

Per quanto riguarda il rapporto con i compagni di classe, per me, non è lo stesso, parliamo di meno, quasi per niente. Invece con i professori comunico di più, tramite messaggi o lezioni di recupero. 

Maria Ginevra Cialfi – 16 anni – Istituto Roberto Rossellini – 2° anno

Questa didattica a distanza non la sto trovando così sfavorevole. Di certo è molto meglio stare in classe perché hai gli amici e ti diverti, ma non essendo possibile ci si può accontentare.

Per esempio la mattina siamo estremamente più liberi rispetto a prima; non dobbiamo svegliarci nemmeno presto per seguire le lezioni, che durano non più di tre ore.

Uno degli aspetti negativi è che i professori ci assegnano più compiti e chiedono di svolgere progetti e ricerche: probabilmente pensano che, non dovendo più frequentare sei ore di lezione e stando sempre a casa, non abbiamo molto da fare. Nonostante questo, loro sono sempre gentili, disponibili e pazienti, infatti durante le video-lezioni o semplicemente tramite un’ e-mail, sono sempre pronti a risolvere ogni nostro dubbio. Inoltre, nel caso in cui non dovessimo essere puntuali a consegnare un lavoro, siamo liberi di farlo anche il giorno successivo: l’importante è dimostrare impegno e serietà.

Sinceramente, spero di non dover continuare a seguire le lezioni da casa anche quando tutto questo caos sarà finito; è vero, andare a scuola significa svegliarsi presto, prendere i mezzi e arrivare puntuale alle lezioni, ma preferisco questa vita frenetica piuttosto che passare le ore davanti a una telecamera distraendomi.

Alessandro Perrone – 23 anni – Università di Bologna – 1° anno Laurea Magistrale

Mi unisco al coro che proviene da tutti i livelli di istruzione che esprime insoddisfazione per la didattica a distanza. Certo, la situazione è quella che è, tutti stiamo facendo sacrifici, ma continuo a pensare che siano proprio i ragazzi e gli studenti fra le categorie più colpite dalle restrizioni, necessarie o meno, di questo lockdown.

L’università, così come immagino anche la scuola superiore, non è più la stessa. La mancanza di rapporto fisico, che può esprimersi anche solo con uno sguardo, fra colleghi, amici, sconosciuti compagni di aula o esame, si tramuta in una vuoto di socialità che le piattaforme digitali faticano a colmare. Forse ci stiamo accorgendo proprio in questi mesi, e credo anche quelli meno socievoli di noi, quanto l'”averci intorno” sia importante per costruirsi in questi anni di crescita. Costruirsi amicizie, solitudini, idee e passioni e delusioni.

Ma credo ritorneremo all’avvicinamento sociale, a quell’opposto dell’orrendo “distanziamento sociale” che ci viene chiesto e che purtroppo è stato ottenuto, tanto declamato quanto inutile. Il virus è fra i corpi fisici non certo fra le menti sociali. Quelle potranno e dovranno continuare a costruirsi.

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