Recensione “The Cellist”

Il 17 febbraio la Royal Opera House ha presentato la prima mondiale di “The cellist” (La violoncellista), un balletto inedito ideato dalla coreografa Cathy Marston, il quale ripercorre i momenti chiave della breve vita di Jacqueline du Pré, superstar nel mondo della musica classica nella seconda metà del ventesimo secolo.

La particolarità di questo spettacolo, l’elemento che più ha interessato gli appassionati, è la curiosa e azzeccata scelta di far interpretare il violoncello della Du Pré da un ballerino. Questa soluzione è utilizzata anche per altri strumenti e oggetti quotidiani (tavoli, armadi, lampade…).

Marcelino Sambé, che interpreta magistralmente il violoncello, sta in scena quasi la totalità dei 65 minuti di durata dello spettacolo. La violoncellista è portata in scena da Lauren Cuthbertson, uno dei principali membri del Royal Ballet da più di un decennio. Leggermente minore ma particolarmente sostanziosa è la presenza scenica di Matthew Ball, che recita nel ruolo di Daniel Barenboim, celebre direttore d’orchestra e marito di Jacqueline.

I momenti della vita della musicista che vengono rappresentati spaziano dall’infanzia alla prematura morte. Nel primo contatto con il violoncello, e con la musica in generale, la protagonista è interpretata da una bambina. La Cuthbertson entra in scena per rappresentare la Du Pré adolescente. Ci viene mostrato il suo periodo di formazione artistica, che si conclude con l’entrata nel mondo della musica professionale e l’allontanamento dalla realtà familiare della sua infanzia.

Successivamente viene fatto rivivere il momento della famosa esibizione nel “Concerto per Violoncello in Mi minore” di Elgar, che vede il primo incontro tra la protagonista e il suo futuro marito, il quale dirigeva l’orchestra. Viene quindi mostrata la felicità che porta il nuovo amore e poi lo stress dei ritmi lavorativi sfiancanti che la collaborazione con il marito imponeva alla violoncellista. Questo disagio culmina nella scoperta e diagnosi della sclerosi multipla, che impedisce alla sfortunata protagonista di suonare il tanto amato strumento, e successivamente la porta alla morte a soli 42 anni.

Tutti questi alti e bassi emotivi della donna sono condivisi dal violoncello, che si dimostra la sua vera anima gemella. Particolarmente poetico è il pas de trois  nel sopracitato momento della fioritura del rapporto tra i due artisti, in cui il violoncello diventa un più generico “spirito della musica” e si fonde perfettamente con la coppia, per mostrare che era proprio la musica, a essere il punto di congiunzione tra le due geniali personalità.

La coreografa Cathy Marston ha costruito la coreografia con la collaborazione dei tre ballerini principali per quasi un anno di prove. Questa parziale paternità della coreografia ha, a mio parere, dato quel quid in più all’esecuzione della stessa da parte dei protagonisti.

Torta sotto la ciliegina è la partitura messa insieme da Philip Feeney: un medley di vari capolavori particolarmente importanti del repertorio della violoncellista, che quasi meglio della danza ci trasmette lo stato mentale ed emotivo di Jacqueline nei vari stadi della sua vita.

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