#ijf19 – Giornalisti uccisi: le loro inchieste sopravvivono

C’è un lavoro per molti può sembrare tranquillo e privo di pericoli, mentre spesso porta chi lo pratica in situazioni molto pericolose: il giornalista. Un mestiere tutt’altro che semplice e in alcuni casi così rischioso da portare alla morte: non solo per i reporter in zone di guerra, ma anche per quei giornalisti che indagano nei meandri più oscuri del potere. In loro ricordo è stato organizzato un panel tenutosi il 6 aprile al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

A ricordare i martiri dell’informazione c’erano diversi giornalisti italiani e internazionali. Alcuni di loro hanno affermato che nonostante nel loro lavoro sia necessario un alto distacco personale da qualsiasi situazione, risulta comunque straziante lavorare a un progetto di un loro collega assassinato e ancora più difficile lavorare nello stesso paese in cui è stato assassinato.

Jan Kuciak è uno di questi martiri, “colpevole” di aver indagato su una possibile collaborazione tra il governo slovacco e la ‘ndrangheta. Jan fu assassinato il 22 febbraio 2018 e ancora oggi il nome del colpevole è avvolto nell’ombra.

A detta dei giornalisti presenti al panel, questi omicidi non hanno solo conseguenze negative, anzi riescono a far smuovere qualcosa nel cuore e nella testa delle persone. Infatti il caso di Jan ha portato a numerose dimissioni all’interno del governo slovacco. Inoltre 25.000 persone hanno effettuato una protesta in Bratislava contro questo atto criminoso.

Il 16 ottobre 2017 anche la giornalista maltese Daphne Caruana Galizia è diventata una dei protagonisti di queste tristi storie, deceduta a causa di un’autobomba posta all’interno della sua macchina. La sua morte però ha reso possibile un’importante collaborazione tra le più grandi redazioni giornalistiche al mondo, fra cui quella del New York Times e La Repubblica. Questa collaborazione prende il nome di Daphne project, allo scopo di continuare il lavoro iniziato dalla sventurata giornalista.

Uno dei dati che fa preoccupare maggiormente è il numero dei giornalisti uccisi dalla criminalità organizzata, superiore al numero di giornalisti deceduti nei paesi in guerra. Sono numeri che spaventano, ma mostrano che ci sono sempre più persone in cerca della verità.

Riccardo Mariani

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