L’Irlanda viene spesso considerata dall’opinione comune come una semplice replica in scala dell’Inghilterra. Stesso clima piovoso, stessa lingua e stesse tradizioni: l’unica differenza è forse che la prima si trova un po’ più a ovest e ospita cittadini noti per un forte, quasi incomprensibile, accento. Allo stesso modo, dunque, molti sostengono erroneamente che Dublino sia solo un sinonimo di Londra, non molto diversa dalla capitale inglese. Per questa ragione la città viene spesso sottovalutata, ma la realtà è che essa è colma di una singolare tradizione, storie, leggende, oltre che di imperdibili siti e monumenti.
Ecco quindi cinque tappe fondamentali per chiunque abbia intenzione di visitare la capitale dell’Irlanda, senza pregiudizi e con occhi curiosi.
Il Trinity College
Se ancora non avete visitato l’università più antica d’Irlanda, è necessario aggiungere il Trinity College al vostro splendido itinerario.
Fondato nel 1592, il college al giorno d’oggi non viene considerato come una semplice università organizzata in tre macro-aree (Arti, Scienze Umane e Ingegneria), ma bensì come un vero e proprio “museo vivente”.
Costruito secondo un’architettura georgiana e vittoriana, il Trinity College ospita la “Old library” vale a dire la biblioteca più grande d’Irlanda, che gode del diritto di “deposito legale”, ricevendo una copia di ogni libro pubblicato nel Regno Unito e in Irlanda dal 1801. La parte più importante di questa biblioteca è la “Long Room”, una maestosa galleria di 65 metri, caratterizzata da un’imponente volta a botte, che originariamente custodiva oltre 200.000 testi antichi.
La sala è anche la dimora dell’Arpa di Brian Boru, uno strumento medievale del XV secolo in quercia e salice con 29 corde di ottone.
Per i visitatori è previsto un accesso gratuito ai cortili esterni, dove si erge un maestoso campanile alto 30 metri, simbolo dell’università. Dietro questo importante monumento vi è una peculiare leggenda secondo cui gli studenti che passano sotto l’arco mentre suonano le campane falliranno gli esami.
Coloro che visitano l’interno del college, oltre che visitare ogni sua sala, possono soffermarsi a guardare dei video che trattano della storia e della fondazione di questa università.
La sensazione provata varcando la soglia del Trinity College è quindi paragonabile ad un tuffo nella ricchissima e bellissima storia dell’Irlanda, che viene spiegata tramite bellissime sale e antichi volumi.


National Gallery
Dopo il Trinity College, a Dublino bisogna visitare la National Gallery, dove si possono trovare sia mostre permanenti sia mostre temporanee.
Tra sculture, quadri e opere in vetro, la galleria si trasforma in un labirinto in cui ci si perde per ore. Attenzione però, non è presente un percorso preciso ed è difficile riuscire a orientarsi, proprio per questo è presente una mappa della struttura. Consigliamo però di seguire il flusso della curiosità e prendere le proprie strada, passeggiando tra le meraviglie conservate all’interno.
Inoltre, la struttura offre non solo visite guidate o con audio-guida, ma ospita frequentemente delle attività. Adatta sia agli adulti sia ai bambini, la galleria accoglie chiunque la visiti.
Un palazzo storico in continuo cambiamento, l’architettura riflette il contenuto della galleria. Tra sale più eleganti a sale più moderne, la galleria è organizzata su tre piani.
Quindi, mettete delle cuffiette e prendetevi un paio d’ore per osservare con calma la varietà artistica conservata alla National Gallery!


Molly Malone
La statua della giovane pescatrice Molly Malone non è considerata normalmente come uno dei monumenti più noti di Dublino ma, per la sua storia e la discreta fama che ha acquisito recentemente, dovrebbe di certo essere sull’itinerario di un viaggio in questa città.
Molly Malone è la protagonista fittizia di “Cockles and Mussels”, una canzone che ogni irlandese conosce a memoria, che racconta della tragica storia di una bella pescivendola, morta di febbre in tenera età. Non ci sono prove che Molly sia realmente esistita dato che sia il suo nome, diminutivo di Mary, che il suo cognome, sono piuttosto comuni in Irlanda; in ogni caso il personaggio fu probabilmente ispirato a reali pescivendole del XVII secolo.
C’è però un altro lato di questa storia, infatti mentre la ragazza spinge il suo carretto colmo di pesce, non passa inosservato il prosperoso seno che esce dal suo vestito, come ad alludere ad una attività di prostituzione. Questo dettaglio può facilmente essere considerato la maledizione di Molly Malone, che viene per questo chiamata dai suoi stessi concittadini “The tart with a cart”, letteralmente “La sgualdrina con la carriola”. Questa caratteristica ha rapidamente dato il via alla pratica di toccare il petto della statua, nella speranza di ottenere un po’ di fortuna.
Da questa moda è scaturito un vero e proprio movimento che è stato chiamato, con un gioco di parole, “Leave Molly mAlone”. È stata una studentessa di 24 anni, ad aver alzato per prima la voce contro questa tradizione, definita degradante e misogina, e a far notare che nulla di simile accada con la famosa statua di Oscar Wilde o con quella di James Joyce. Oggi intorno alla statua c’è una siepe, come a difendere la povera Molly Malone che, finalmente, può trascorrere un’esistenza indisturbata, posando per le foto dei turisti che non possono più aumentare il contrasto tra il nero del monumento e l’oro del petto.

Custom House
Passeggiando sulla riva nord del fiume Liffey che separa la città, non passa assolutamente inosservata la Custom House, un edificio neoclassico oggi sede di un dipartimento del governo irlandese, riconoscibile dalla grande cupola verde che sovrasta la facciata decorata da statue e colonne. Il progetto dell’architetto James Gandon per l’edificio che avrebbe ospitato gli uffici della dogana fu completato nel 1791 e, da quel momento, la Custom House divenne il luogo simbolo dell’economia irlandese, al tempo basata sui commerci marittimi.
In realtà questo palazzo rappresenta molto di più di un edificio amministrativo: è come un manifesto permanente che racconta delle ambizioni, dei conflitti e delle rinascite dell’Irlanda moderna. Contrariamente da quello che può evocare la struttura simmetrica e lineare della facciata, questo edificio è testimone di una storia turbolenta. Infatti nel 1921, durante la Guerra d’Indipendenza, l’edificio fu dato alle fiamme e completamente distrutto dall’esercito repubblicano irlandese.
Dopo una lunga ricostruzione, la Custom House ospita ancora oggi uffici governativi e persino un museo che ne racconta la storia come simbolo dell’identità irlandese. Le visite guidate permettono di accedere ad ambienti normalmente non aperti al pubblico e durante il percorso si possono ammirare decorazioni originali e approfondimenti sulla simbologia delle statue che adornano la facciata. L’esperienza offre uno sguardo ravvicinato non solo sull’arte neoclassica di Gandon, ma anche sulle trasformazioni politiche che hanno segnato la storia irlandese, rendendo la visita un viaggio nel tempo.
National Botanic Gardens
Il National Botanic Gardens di Dublino è uno dei luoghi più affascinanti e suggestivi della capitale irlandese: un’oasi verde che unisce scienza, storia e bellezza paesaggistica. Situato nel quartiere di Glasnevin, a pochi chilometri dal centro città, rappresenta una tappa imperdibile per chi desidera prendersi una pausa dalla caotica città di Dublino.
Fondato nel 1795, il giardino nacque con l’obiettivo di promuovere lo studio delle piante e sostenere la ricerca botanica. Ancora oggi svolge un ruolo fondamentale nella conservazione della biodiversità, ospitando oltre 15.000 specie provenienti da ogni parte del mondo.



Oltre al valore naturalistico, il giardino botanico è anche un importante centro educativo. Organizza visite guidate, mostre ed eventi dedicati alla sostenibilità ambientale e alla conoscenza del mondo vegetale.
Visitare il Giardino Botanico di Dublino significa concedersi una pausa dal ritmo vivace della città, immergendosi in un ambiente sereno dove potersi rilassare e ammirare gli scoiattoli che corrono sugli alberi. Tra colori, profumi e silenzi interrotti solo dal fruscio delle foglie, questo luogo rappresenta un perfetto equilibrio tra cultura e natura, capace di affascinare studiosi, turisti e semplici amanti del verde.
Annika Sofia Anello, Chiara Pierbattista, Chiara Casadei, Cecilia Barbieri, Laura Lorenzoni








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