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Coffee Talk – Media VS Donald Drump

da 29 Mar 2017Culture, Presente0 commenti

Circondata dalle solite polemiche che accompagnano ogni azione del neo eletto Presidente degli Stati Uniti, il 16 marzo l’amministrazione Trump ha rilasciato il documento “America First: A Budget Blueprint to Make America Great Again” con le previsioni per il bilancio del 2018/2019, i finanziamenti ai vari settori industriali, alla sanità, alla cultura, alla sicurezza e al welfare: meno 30% all’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA), meno 29% al dipartimento di Stato per lo sviluppo, meno 23% al settore sanitario.
Anche stavolta, Donald Trump, secondo i media, ha superato il limite. Neanche i canali d’informazione più vicini al Presidente, come Fox News, sono riusciti a difendere il documento, che in ogni caso difficilmente passerà al congresso, almeno in questa forma.

Forse è arrivato il momento di smettere di meravigliarsi degli sconvolgenti annunci di Trump, ma soprattutto è inutile, e controproducente, criticare proposte politiche che di concreto e fattibile hanno praticamente lo 0%. Perché in questo modo Trump, come ha fatto in campagna elettorale, può continuare a sfruttare il suo status di vittima della stampa. E questo, in un’epoca in cui il mestiere di giornalista ha perso molta credibilità, vuol dire mantenere il consenso fra i sui elettori. Gli stessi che dovranno confermare le politiche di Trump nelle elezioni di medio termine. Gli stessi che lo faranno rieleggere.

La questione dei “muslim band” è l’esempio perfetto di come Trump provochi l’opinione pubblica e soprattutto quei media apertamente schierati contro di lui. I provvedimenti erano fuori dal recinto legislativo delineato dalla Costituzione americana, tanto che sono stati bloccati dal giudice distrettuale di turno, ma serviva un gesto di forza post insediamento e Trump ha accontentato tutti, ammiratori e detrattori.

Sarebbe meglio dare importanza agli effetti più concreti che le politiche del presidente hanno avuto in altri settori. Dare più risalto a notizie passate inosservate a causa del fragore mediatico generato da vari “annunci scandalo”.

Per esempio la questione NASA. Lo scorso 17 gennaio si dimetteva il direttore amministrativo Charles Bolden e a due mesi di distanza non è stato ancora nominato né un suo successore né un nuovo consiglio d’amministrazione e ciò limita molto il lavoro dell’agenzia in un momento cruciale per il futuro delle spedizioni spaziali.
È passata inosservata anche la notizia di una possibile apertura di Trump a nuove perforazioni petrolifere nei terreni di proprietà del governo, inclusi parchi nazionali, aree rurali e riserve. I petrolieri statunitensi si sono detti molto entusiasti.
Così come poco interesse ha suscitato la questione dell’abbandono delle trattative per il Partenariato Trans-Pacifico da parte degli Stati Uniti. L’accordo, a cui si lavora dal 2005, con la partecipazioni di 18 nazioni, ha come obiettivo principale la risoluzioni di controversie riguardo diversi argomenti, fra cui quello dell’ecosostenibilità. A Trump non interessa.

Tutto ciò evidenzia il distacco del mondo dell’informazione dalla realtà americana. I media hanno smesso di proporre confronti tra diverse opinioni per mostrarne una soltanto, pro o contro, già decisa a priori.
C’è bisogno che il giornalismo faccia un passo indietro e che cerchi di recuperare un po’ d’umiltà. C’è bisogno di raccontare la realtà e di combattere le tanto citate “fake news” con i fatti e con il confronto, senza dare risalto a “notizie bomba sconvolgenti” che di concreto hanno poco o nulla. Altrimenti tutta la credibilità che il giornalismo ha perso negli ultimi anni non verrà più recuperata. E questo è esattamente quello che Donald Trump spera.

Alessandro Perrone

Alessandro Perrone

Alessandro è un ragazzo che vive e studia Lettere a Roma, che non si fa scrupolo a descrivesi in terza persona. Appassionato di musica in quasi tutte le sue forme, ma con una leggera predilezione per i freddi suoni dell'elettronica.

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