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I rivoluzionari della Bossa Nova

da 11 Mar 2026Culture, In primo piano0 commenti

La rinascita brasiliana

Brasile, fine anni ‘50.

Ci troviamo nei cosiddetti “Anni D’Oro”, un periodo di incredibile ottimismo e crescita sia culturale che economica, in cui il Brasile stava riuscendo con successo a distaccarsi dalla sua immagine di “gigante agricolo” e di paese arretrato. Ma questo non avvenne solo grazie a Juscelino Kubitschek (ex presidente, dal 1956-1961), ma anche con l’avvento di un’innovativa tradizione artistica.

Un nuovo genere musicale iniziò infatti a fiorire nella vita carioca degli abitanti di Rio De Janeiro, più precisamente a Copacabana. Locali notturni pregni di samba e jazzistiche sonorità. Melodie che al più puro e tradizionalista dei brasiliani saranno parse come eresie.

Forse alcuni ancora non lo sapevano, ma quelle improvvisazioni armoniose avrebbero ben presto preso il nome di bossa nova.

Certi locali notturni diedero vita a degli incontri tra i più geniali e illustri artisti, che al tempo si presentavano come semplici ma talentuosi piano baristi.

Le tematiche discusse variavano spesso, ma al centro dei loro simposi c’era il confronto tra jazz e samba.

A fare da colonna sonora per quelle notti ci furono tante voci, – giusto per citarne qualcuna – quella di un giovane Antonio Carlos (Tom) Jobim, Elis Regina, Sergio Mendes, Sylvia Telles… e anche Vinicius De Moraes (personalità poliedrica e artista affermato, il più “anziano” tra i citati), che al tempo portava già con sé un’immensa poetica ed esperienza.

Luís Carlos Miéle e Ronaldo Bôscoli, due giovani impresari, incitarono i seguenti talenti a esibirsi per la prima volta di fronte a un pubblico.

La nascita ufficiale della bossa nova

Nonostante la sua rapida diffusione tra le più colorate realtà musicali locali, la bossa nova nacque ufficialmente con la pubblicazione di “Chega de saudade” (luglio 1958), brano contenuto all’interno dell’omonimo album di João Gilberto, che sarà per l’appunto menzionato come il primo disco bossa della storia.

Una canzone all’apparenza innocua quanto sofisticata per il suo tempo, scritta da Vinicius De Moraes, Tom Jobim e cantata dal delicato e incalzante Gilberto.
Un elemento prorompente nel brano, oltre alle armonie sofisticate e agli arrangiamenti essenziali di Jobim, è la batida. Il tipico stile di João; consisteva in un ritmo abbreviato con cui lui stesso usava pizzicare le corde della sua chitarra.

A seguire ci fu “Desafinado” (Antonio Carlos Jobim, Newton Mendonça, João Gilberto), un brano dal testo altamente autoironico e con protagoniste le presunte “stonature” dei bossanovisti.

E poi, non si può non parlare dell’arrivo di quella che sarebbe stata – ed è tuttora – la canzone più celebre e rappresentativa di questo genere. Tutti la cantano, tutti la conoscono, tutti la amano: sto parlando di “Garota de Ipanema”(1962), con musiche di Jobim e composizione in versi di Moraes, (conosciuta a livello mondiale con la versione in inglese “The Girl from Ipanema”, con testi di Norman Gimbel).

Il brano è un inno alla bellezza femminile brasiliana, anche se ha avuto varie versioni, interpretazioni e cambio di titoli. L’ispirazione di questa canzone venne a Jobim e Moraes nel momento in cui iniziarono a osservare una ragazza dall’incredibile fascino passare quotidianamente davanti al Veloso, un locale di Rio de Janeiro (sul litorale di Ipanema, appunto) che i due frequentavano assiduamente.

La musa si rivelò poi essere una giovanissima Heloísa Pinheiro, al giorno d’oggi divenuta una famosa attrice e modella brasiliana.
Il noto brano fu per giunta inciso sul disco statunitense “Getz/Gilberto” (1964), intuizione commerciale e artistica che riuscì a estendere la popolarità della canzone a un pubblico più vasto e a renderla ufficialmente un’icona mondiale.
Il disco fu realizzato da Stan Getz, João/Astrud Gilberto e con la collaborazione di Antonio Carlos Jobim. Il successo, sia del singolo sia dell’album, fu clamoroso.
“Getz/Gilberto” rimase per 96 settimane nella classifica di Billboard e raggiunse la posizione nº 2 preceduto solo dai Beatles.

Si può scorgere una certa ironia quando si pensa che la bossa nova, genere che trae chiare origini dalla samba e dal jazz nordamericano, sia diventato un tale fenomeno culturale e musicale negli Stati Uniti che gli stessi americani iniziarono a usarlo come fonte d’ispirazione. Un circolo virtuoso musicale, insomma.

Tale amore degli americani portò anche all’uscita di “Jazz Samba” (1962) di Stan Getz e Charlie Bird.

Questo disco jazz, oltre a essere uno fra i più venduti e importanti a livello mondiale per il suo genere, fu una potente introduzione al successivo, e precedentemente menzionato, “Getz/Gilberto”.

Conclusioni

La bossa nova, dunque, non fu solo un genere musicale.

A definirlo solamente così ci lasceremmo per strada tutto quel processo di rinascita, positivismo e multiculturalità che ha invaso il Brasile dalla fine degli anni ’50 in poi. Tale fu la sua performatività culturale che al giorno d’oggi “bossa nova” è un idioma brasiliano usato per indicare un qualcosa di estremamente positivo.

Insomma, dietro ad armonie brillanti, testi prettamente elaborati e creatività allo stato puro, ci troviamo davanti a quella che fu una vera e propria rivoluzione.

– Flaminia De Marco

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