Recensione Don’t Look Up

Adam McKay ha scritto la sceneggiatura di “Don’t Look Up” in un mondo pre-pandemia. Oggi, a quasi due anni dall’inizio di quest’ultima, il suo film sulla politicizzazione di questioni su cui dovremmo essere tutti d’accordo suona ancora più stranamente profetico. Il film, uscito nelle sale l’8 dicembre e su Netflix il 24, tratta la scoperta da parte di una dottoranda (Jennifer Lawrence) riguardo una cometa diretta verso la Terra che minaccia lo sterminio dell’intero pianeta; accompagnata dal professor Mindy (Leonardo Di Caprio), tenta di mettere in guardia la popolazione mondiale, chiedendo invano l’aiuto del presidente degli Stati Uniti (Meryl Streep) e cercando di risolvere la drammatica situazione attraverso i più svariati escamotages.

McKay evidenzia soprattutto la chiarissima sottotrama: l’ingenuità e l’ignoranza dell’uomo. È infatti presente nella pellicola l’elemento negazionista, nonostante i fatti siano concreti a tutti gli effetti. “Don’t Look Up”, titolo del girato, è inoltre uno slogan propagandato durante lo svolgimento della storia: la cometa è ben visibile nel cielo, tuttavia la gente non crede, argomento alquanto azzeccato con l’andamento delle vicende odierne per quanto riguarda le vaccinazioni.

Trailer del film

Il film è perciò una commedia satirica a tutto tondo e a confermarlo potrebbe essere la voce messa in giro dai fanatici del lungometraggio; si dice che l’imprenditore Peter Isherwell (Mark Rylance), sia un perfetto mix tra Mark Zuckerberg, Jeff Bezos, Tim Cook ed Elon Musk, personaggi molto influenti nella nostra vita quotidiana. Infatti Isherwell, famoso per aver inventato un nuovo programma di “socializzazione”, viene preso più in considerazione di due semplici e sconosciuti scienziati. La sorta di presa in giro che McKay ha messo in atto con un cast così stellare riesce di certo a strappare una risata, ma più di tutto fa riflettere profondamente sulla presunzione umana di essere al di sopra perfino delle situazioni più drammatiche, affrontandole con una superficialità disarmante.

Una delle caratteristiche che per prima salta all’occhio è che “Don’t Look Up” sembra una sfilata infinita di celebrità di grande successo: non sarebbe stato sorprendente veder apparire Kylie Jenner nel ruolo di un influencer che sfrutta la cometa come mezzo per promuovere la sua nuova linea di bagnoschiuma. Sebbene Jenner non si presenti mai, il film sembra essere consapevole del livello di ironia sotto il quale opera: quasi una dozzina di star di Hollywood che criticano l’incapacità del pubblico (soprattutto quello americano) di riconoscere il pericolo anche di fronte alla morte imminente. Comprendiamo l’ipocrisia in atto e il messaggio di McKay: proprio come il film affronta l’imminente estinzione sotto forma di cometa, la nostra società affronta una crisi ambientale. La metafora esamina il fatto che il cambiamento climatico sta avvenendo e che i sistemi in atto non ci salveranno.

“Don’t Look Up” è un film politico nella sua posizione apolitica. Un altro dei temi affrontati nel film è quello della polarizzazione che viene a crearsi su qualunque argomento nell’opinione pubblica. Il film richiede sull’effetto che i dibattiti polemici hanno avuto sulla nostra coscienza culturale: da quando credere nella scienza è diventato politico? In “tempi di emergenza” come questi la commedia è uno strumento necessario per creare connessioni tra individui altrimenti divisi. Il film suggerisce che se possiamo ridere un po’ di noi stessi e riconoscere i nostri fallimenti, allora possiamo superare noi stessi e le divisioni artificiali per poi  risolvere i problemi collettivamente.

“Don’t Look Up” è una critica alla società e alle sottigliezze forzate, rifiuta di essere trascinato in conversazioni senza senso, bilanciando e assecondando allo stesso tempo l’ossessione americana per il dramma delle vite delle celebrità. Ariana Grande e Kid Cudi interpretano entrambi ruoli da pop star, ridendo sfacciatamente della grande posizione che le loro vite personali occupano nelle notizie. McKay ha ragione sul fatto che, nonostante i problemi più urgenti che l’umanità deve affrontare, amiamo girare la testa e avere il cervello pieno di “lanugine” che non richiede un vero pensiero.

La potenza del messaggio lanciato dal film è certamente legata alle eccezionali prove attoriali. L’interpretazione di Leonardo DiCaprio si è rivelata nuovamente impressionante. L’attore premio Oscar, nei panni del Professor Mindy, scuote l’umorismo colmo di satira presente nel film; la costante ansia che tormenta il personaggio fa sorridere per come lo rende teneramente goffo e ironicamente pessimista. Senza ombra di dubbio il talentuoso DiCaprio ha conquistato ancora i nostri cuori. Nella pellicola è accompagnato dall’attrice premio Oscar Jennifer Lawrence e dal giovane del momento Timothee Chalamet. La Lawrence dichiara di essersi sentita a disagio con i suoi due colleghi durante alcune riprese. Meryl Streep entra in scena bucando lo schermo con la sua eterna bellezza, che ci conquistò molto tempo fa con il capolavoro “Mamma Mia”, affiancata da Jonah Hill, già braccio destro di DiCaprio nel capolavoro di Martin Scorsese “The Wolf of Wall Street”. 

In un’industria satura di film in gran parte che vanno in profondità quanto una piscina per bambini, “Don’t Look Up” è una boccata d’aria fresca. Un respiro angosciante e di panico, ma pur sempre uno.

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