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Russia Vs. Ucraina: un conflitto che persiste da decenni.

da 25 Feb 2022In primo piano, Presente0 commenti

Le motivazioni più plausibili per cui la Russia abbia invaso l’Ucraina.

È il 25 di febbraio e ci troviamo di fronte a uno scenario conflittuale che potrebbe aprire le porte alla più grande guerra che l’Europa abbia mai conosciuto. È importante riconoscere, però, che questo conflitto persiste da decenni, perché trova la sua origine nella rivoluzione russa, del 1917, durante la quale furono gettate le basi dell’Unione Sovietica Russa. Durante quegli anni l’Ucraina si presentava come una regione dai campi fertili e di grossa portata, che ambiva l’indipendenza. Stalin, salito al potere, iniziò a opprimere questo popolo, che di tutto poteva morire, ma non di fame. Le truppe russe iniziarono a saccheggiare le case e distruggere i campi, rendendo impossibile ogni ripresa economica. Per coronare il tutto, Stalin dichiarò guerra a chiunque avesse anche la minima idea di aiutare l’Ucraina. Le conseguenze di tale mossa si sono fatte sentire nel corso dei decenni, specialmente durante l’Holodomor, tra il 1932-1933, quando gli Ucraini si erano ridotti a mangiare i propri morti per non morire di fame. Era un gulag delle dimensioni di uno Stato, il più violento di tutti e il meno umano. 

La seconda guerra mondiale, in confronto, era più umana. Una vicenda storica che ricorda in tutto e per tutto il XXXIII canto dell’Inferno, con il conte Ugolino e la torre della fame, in cui gli episodi di cannibalismo erano stati necessari per la sopravvivenza di pochi ucraini. È difficile immaginare quanto sia stata dura sopravvivere in quel contesto. Il mondo intero si dovrebbe fermare e pensare a quanto ancora deve durare questo sterminio. Per quale ragione Putin esige di avere per sé l’Ucraina? Mia nonna risponderebbe con un italiano volgare: “Perché non sa tenersi le armi nel culo”. Ma il motivo sarebbe leggermente diverso: è soprattutto economico e riguarda il potere sul Mar Nero. 

Sono anni che la Russia tenta di opprimere l’Ucraina, ma solo nelle scorse settimane nel Mar Nero sono state trasportate 30 navi russe da guerra. Il tutto doveva servire per un equilibrio politico, tuttavia poteva trattarsi di una preparazione alla guerra, che ormai stiamo vivendo. Non accade tutti i giorni che una superpotenza sposti le sue forze militari da un posto per occupare un altro. Grazie al riconoscimento delle due autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk, l’accesso al mare è sicuramente facilitato, ma se l’obiettivo fosse stato solo quello di riequilibrare le forze non si spiegherebbe la presenza delle navi nei dintorni delle acque ucraine. Come quando l’obiettivo di Napoleone era semplicemente liberare i vari popoli italiani dall’impero Austro-ungarico, ma come sappiamo dalla storia, alla fine è stato molto più di una “liberazione”.

Dopo la seconda guerra mondiale e la caduta dell’URSS, il popolo ucraino riprese la sua libertà e tentò di rimettere in piedi lo Stato che oggi conosciamo. Gli anni di dittatura e di fame avevano reso l’Ucraina fragile e incapace di reggere un sistema governativo forte e stabile. Data questa condizione, si arriva alla seconda ragione, per cui Putin dichiarò di voler annetterla a sé, sempre il presidente russo afferma che “L’Ucraina è sempre stata parte della Russia, senza di questa non riuscirebbe a restare in piedi”. Per quanto fosse vero che in quel periodo formare un governo era la sfida del secolo, il popolo, ovviamente, si rifiutò categoricamente di vivere sotto i russi. Come se l’Austria iniziasse a reclamare per sé gli Stati circostanti con la loro lingua e cultura perché nella storia le sono sempre appartenuti. Giustificare  per questi motivi l’assedio o la guerra, che avrebbero ripercussioni su tutta l’Europa, sarebbe davvero assurdo. 

Sembra di assistere a una commedia più che a una vera e propria argomentazione da parte di Putin, che ultimamente dà la colpa di tutto alla NATO, perché sta facendo entrare l’Ucraina nella sua organizzazione. Probabilmente mosso dalla necessità di limitare l’avanzata della NATO in Europa o del fatto che gli americani avrebbero avuto le basi militari nel territorio ucraino, per aiutarla a difendersi da episodi come questo, Putin ha deciso di attaccare prima che fosse troppo tardi. 

In queste ore, la nazione offesa chiede sostegno per fermare l’avanzata russa nel suo territorio. Non si parla più di continue provocazioni come quelle accadute nella metà del primo decennio degli anni duemila; l’Ucraina sta vivendo un déjà-vu continuo da più di cento anni, continue avanzate e situazioni critiche, in cui si è vista vittima di una pretesa ingiusta. Una vittima che cerca di difendersi come riesce e reclama la necessità di allearsi con Paesi come la Francia, gli Stati Uniti e l’Inghilterra, che si sono già dichiarati disposti a contrattaccare la Russia. 

Al momento l’Ucraina è ancora esterna all’alleanza e tutti gli Stati stanno assistendo a questo dramma, chi pregando e battendosi per smuovere i social media e sperare di fermare questa faida. Essendo esterna è l’unico Paese che darebbe alla Russia un contatto diretto con l’Unione Europea e potrebbe sbilanciare la sua economia, per via dei vari investimenti fatti al fine di sollevare l’Ucraina e aiutarla e riprendersi.

Ma oltre al dibattito sulla NATO persiste il problema di questo scontro ingiustificabile, che sia il problema con il commercio o che sia colpa delle basi americane, niente può dare il diritto a una singola persona di mettere a rischio le vite di altre persone. Non è accettabile non riuscire ad accettare un “no” e rispettare i confini. Anche se il nome Ucraina deriva dalla parola “confine”, loro hanno la loro lingua, la loro identità e non hanno bisogno di appartenere alla Madre Russia, solo perché questa preferirebbe non pagare le tasse sulla dogana o perché vuole altri terreni su cui coltivare. L’Ucraina rischia di nuovo di essere distrutta davanti ai nostri occhi: non lasciamoci schiacciare dalle minacce di Putin, perché possiamo fermarlo e dobbiamo farlo. Non è accettabile non reagire, quindi serve una reazione, un messaggio breve che faccia capire alla Russia che l’Ucraina questa volta non verrà lasciata da sola. Nessuno di noi vuole altre vittime, ne abbiamo già e non c’è bisogno di altri morti dopo due anni di pandemia globale. Se la Russia intende usare lo stesso stratagemma della “Torre della fame” della scorsa volta, l’Europa deve intervenire. Anche se in questa guerra ci andremo tutti di mezzo, è sempre meglio che stare di nuovo fermi a guardare un popolo che sta scomparendo.

Aleksandra Babis

Aleksandra Babis

«Volai nel cielo senza mai cadere», scriveva il libro, mentre la diciassettenne lo chiudeva, sorridendo al cielo.  Aleksandra, nata in Polonia, è una studentessa del liceo linguistico A. Rosmini, innamorata profondamente della lingua e letteratura italiana, tende ad avere dei picchi di cinismo e follia, quando poggia la penna sulla carta. Lasciate ogne speranza o voi ch'intrate.

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