Capitolo III – Suenne

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Forse era davvero cosi e stava solo impazzendo. No, non voleva diventare pazza. Non voleva essere una folle.

Queste idee non la fecero riposare. Dopotutto  nessuno riuscirebbe adormire se pensasse di diventare matto. Passò così la notte del 31 dicembre divenuto 1 Gennaio 1950.

La mattina fu la prima a svegliarsi, si recò in bagno, e guardando lo specchio vide se stessa, che contraccambiava quello sguardo preoccupato. Cominciò a piangere. Chiuse gli occhi e quando li riaprì, l’immagine era scomparsa. La mamma era nella camicia da notte e i capelli le ricadevano sulle spalle in maniera scompigliata, ma  sempre con molta classe, come suo solito. Quando vide la figlia in quel modo le corse in contro e l’abbracciò forte a sé. Suenne si fece avvolgere da quell’abbraccio così amorevole. Con le lacrime che le segnavano il viso toccò il braccio della donna tanto amorevole. Ed ebbe la terza visione. Rivide la solita ragazza, ma era tornata bellissima e fragile come un pulcino, un passerotto con un’ala spezzata. Tolse la mano dal braccio. La mamma le prese il viso tra le mani: ”va tutto bene Suenne?”. Il passerotto con l’ala spezzata non disse nulla, ma fece cenno di sì con la testa. Si asciugò le lacrime con il dorso della  mano e fece un sorriso alla madre: ”vado a preparare la colazione”. La madre la guardò ancora un po’ nei grandi occhi color nocciola. Poi si girò e andò verso alla cucina. Suenne cominciò a prepararsi per uscire e andare dalle  amiche, che conosceva sin dalla prima media. Erano le sue migliori amiche. Si dovevano incontrare al bar vicino alla stazione. Indossò un vestito blu e andò a salutare la mamma. Erano le 8:50, e aveva appuntamento alle 9:00. Bastavano 10 minuti per arrivare li. Indossò il cappotto grigio e uscì di casa. Il fratello e la moglie erano andati via la sera prima. Quando uscì dal portone, il gelo arrivò tutto insieme, facendole venire i brividi alla schiena. Infilò le mani nella tasca per tenerle al caldo e si infilò il cappello. Dopo pochi passi incontrò Walter.

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