London Calling #5

La musica è a palla. Le luci stroboscopiche illuminano la pista. Sono con i miei amici, mi sto divertendo. Ballo e realizzo di essere in una discoteca inglese. Realizzo di essere con tanta altra gente, di essermi ambientata perfettamente. Mi piace sentirmi realizzata. Continuo a ballare lasciando viaggiare leggera la testa.
Passano una due ore e comincio a guardarmi intorno. Comincio a osservare la gente che mi circonda: vedo ragazzi con occhiali scuri in discoteca, molti hanno i capelli colorati mentre alcuni portano al polso o al collo oggetti fosforescenti.
Mi soffermo in particolare su un ragazzo. Lo avevo visto prima nella fila per entrare nel club. Era con una ragazza ad aspettare. Sembravano già troppo sopra le righe: cominciavano a ballare già lì fuori ed era inevitabile non notarli.
Ora invece lui è solo e balla al centro della pista. Ha dei capelli biondi lunghi fino alle spalle. Ha gli occhi socchiusi. Segue solo il ritmo della musica e non si cura del fatto che va anche addosso ad altra gente. Quando si avvicina, involontariamente, le persone si scansano. Ed è quello che faccio anch’io. Ma continuo a guardarlo e più lo guardo più capisco che è sotto effetto di droga, lui come molti altri. La cosa che mi colpisce di più sono i suoi occhi. Hanno uno sguardo spento, perso nel vuoto. Li guardo e mi assale un’enorme tristezza. Smetto di ballare e sento il bisogno di andare fuori per prendere una boccata d’aria.

Credo di non essere d’accordo con chi spara sentenze del tipo “la discoteca non fa per me, non ci sono mai andato”. In questi posti almeno una volta nella vita ci si deve andare, almeno per vedere come alcuni dei nostri coetanei spendono il loro tempo libero, per capire quanto siamo diversi l’uno dall’altro.
E sapete un’altra cosa? La maggior parte dei genitori ha il timore che i figli possano andare in discoteca per finire poi sotto effetto di droghe. Questa paura è comprensibile, ma è altrettanto vero che nel momento in cui un ragazzo vede gli effetti di uno stupefacente può anche restarne disgustato, può capire di non voler mai diventare così. A nessun costo.
Ed è quello che è successo a me stasera che me ne sono andata via sconcertata e incredula per come certe persone possano essere dipendenti da una realtà così assurda.

Anyway…È ora di tornare a casa. Domani è domenica e intendo passare la giornata tra le coperte del letto e del divano!
Have a good night!

Camilla Arbore

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