Incoronazione

Durante un freddo inverno medioevale, una Roma addobbata per la ricorrenza dei natali di Cristo è stata palcoscenico di uno degli episodi chiave della storia, quantomeno del Vecchio Continente. Chiaramente mi sto riferendo all’incoronazione del carolingio Carlo I, ricordato dagli albi con l’appellativo ‘Magno’, a opera del coevo successore di Pietro, Leone III, tenuta nella basilica costantiniana dedicata al principe degli apostoli. Questa magnificente cerimonia fu accompagnata dall’entusiastica partecipazione delle decine di migliaia di cittadini dell’Urbe, nonché da quella di un sostanzioso numero di romei, ovvero pellegrini.

Una dozzina di secoli dopo ci troviamo nuovamente in periodo natalizio, questa volta senza pubblici festeggiamenti, con conseguente assenza di fiumi di gente riversati nelle strade cittadine (o almeno così dovrebbe essere). Da quello che le opere dei cronisti altomedievali tendono a farci intuire, poche volte la città di Romolo è stata testimone di un periodo tanto fastoso come lo fu durante la manciata di giorni immediatamente successiva alla genesi del Sacro Romano Impero, in confronto alla quale ogni Natale successivo non può che impallidire. Quest’anno però il centro cittadino sarà particolarmente “spento” non soltanto rispetto a quel glorioso momento sopracitato, ma anche messo a paragone con le più modeste celebrazioni natalizie delle quali la città dei papi, centro della cristianità e solitamente molto attaccata alla solennità che ricorre il 25 dicembre, abbia mai avuto il dispiacere di essere spettatrice.

Con lo spegnersi di questa anomala annata possiamo ufficialmente, non che non fosse chiaro da mesi, riconoscere la famigerata pandemia come indiscussa protagonista del primo capitolo di una decade, la terza del XXI secolo, che nelle sue fasi più avanzate può solo migliorare. Questa infinitesimale entità biologica, su cui tutti i riflettori sono stati puntati dallo scorso inverno, ha condizionato (in peggio) la nostra quotidianità con una prepotenza che sarebbe difficile da eguagliare persino dal più dispotico dei monarchi. Ironicamente il nome stesso della famiglia di virus, “corona” (come se ci fosse bisogno di ricordarlo al lettore), indica involontariamente lo strapotere che esso ha esercitato sui miliardi di individui della specie “dominante” del globo verde-blu.

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