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Wabi-Sabi: la bellezza dell’imperfetto

da 29 Dic 2025Culture, In primo piano1 commento

Si desidera spesso, in un mondo pieno di difetti e regole inarrivabili, di non avere mai imperfezioni; di riuscire a incastrarsi perfettamente in quel puzzle sociale che è la vita.

Ma in una mente concentrata sui propri difetti è difficile vedere la bellezza di una differenza, di un tratto peculiare.

L’estetica giapponese ha cambiato visione al riguardo, creando un proprio sistema perfetto nelle imperfezioni: si è cominciato a notare quanto è bella l’impermanenza, la semplicità, l’asimmetria, la modestia, l’imperfezione. E questo, tramite il concetto del Wabi-Sabi.

Il termine Wabi-Sabi indica due significati diversi, che col tempo, evolvendosi, si sono uniti in un concetto unico e positivo: Wabi (侘び) significa “l’elegante bellezza dell’umile semplicità”; Sabi (寂び) significa “apprezzare il vecchio e lo sbiadito”.

Dunque, l’insieme dei concetti ci insegna ad apprezzare la quiete, il semplice, ciò che è usurato dallo scorrere del tempo e la bellezza di un volto sereno anche se pieno di rughe.

È proprio durante il XIV secolo che le parole si sono legate, quando nella società di Kyoto, in Giappone, venne universalmente accettato l’ideale di “perfetta-imperfezione.”

Questo nuovo concetto fu creato in opposizione a uno stile di vita sfarzoso e pieno di eccessivi ornamenti che erano stati visti con la “cerimonia del tè”. Infatti, Sen no Rikyū riformò la cerimonia dicendo:

«Ci si dovrebbe rendere conto che la Via del tè è solo bollire l’acqua, preparare il tè e berlo

Riferendosi a quanto fosse necessario abbandonare le sfarzosità della società di quel momento.

Entrambi, Wabi e Sabi, suggeriscono anche sentimenti di desolazione e solitudine, ma non hanno connotazioni negative come siamo soliti sentirle, bensì si affidano alle visioni del Buddismo Mahayana, che le vede come caratteristiche positive, che rappresentano la liberazione da tutto ciò che è materiale e dunque da ciò che può causare sofferenza.

Infatti questo concetto è originariamente religioso, ma l’uso che se ne fa attualmente ha aspetti diversi: oltre a essere una filosofia di vita nata nella speranza di apprezzare le proprie imperfezioni, l’impermanenza dei nostri corpi e la bellezza di invecchiare e vivere, è anche stato trasportato al mondo dell’arte.

L’arte del Wabi-Sabi vuole catturare la bellezza dell’imperfetto e lo fa specialmente con immagini della natura, mostrando malinconia o fugacità. Inoltre, sono molto diffuse le figure astratte, organiche, tutte senza simmetria, per dimostrarne il bello. L’arte in questione è molto orientata alle sfumature di bianco, beige, verde, marrone e blu, specie nell’architettura e nell’arredamento, in quanto considerati colori adatti a dimostrare queste emozioni: malinconia, calma, solitudine, pace, bellezza.

Giardino Zen del Ryōan-ji, Giappone. Colori che riflettono il Sabi e pietre che riflettono il Wabi. 

È importante che questo concetto venga sentito non solo nell’arte, non solo nella religione, ma nei cuori di ciascuno di noi.

Toccare con un dito e con delicatezza quella ruga che si traccia sul proprio viso.

Abbracciare la propria interezza, con imperfezioni che ci rendono unici.

Perché l’unicità è bellezza ed è proprio il Wabi Sabi a confermarcelo. 

Aurora Pia Scuderi

Aurora Pia Scuderi

Aurora Pia Scuderi, detta "Rory", nasce in un piccolo paesino in provincia di Catania, nella regione siciliana. Ogni tipo di arte la entusiasma, come se fosse tutto ciò che le bastasse per vivere bene: le servono solo una penna, un foglio di carta e una miriade di parole per sentire viva sé stessa. «Riempi la carta con i respiri del tuo cuore.» diceva William Wordsworth e Rory si esprime così.

1 commento

  1. Lu

    Bellissimo articolo e bellissima la cultura Giapponese. Interessante, ben scritto ed immersivo. Brava Rory!

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