Al passo di fulmine

Caro Te,

non voglio scrivere chi sei, perché penso che se tu dovessi leggere questa lettera, anche per sbaglio, ti daresti troppa importanza.

Perchè allora ti scrivo? Sinceramente non lo so. Forse perché non voglio tenermi tutto dentro per troppo tempo, o forse perché, in cuor mio, voglio che tu la legga.

Per farti capire che mi hai fatto dubitare su me stessa molte volte.

Eri sempre tu ad avere ragione e io ero sempre nell’angolino a farmi mille e mille complessi.

Si sarà arrabbiato? Perché non mi prende la mano? Ma si vergogna di me?

Sai, non avrei mai dovuto pormi tutti questi interrogativi, ma tu mi portavi a pensare che io non andassi bene, soprattutto per te, anche se mi facevo in quattro per farti felice. Ma forse hai ragione, non è stato abbastanza.

Non è mai stato abbastanza.

Non nego che abbiamo avuto, anche se per poco, dei momenti di assoluta felicità. Facevo sempre il conto alla rovescia per vederti. Quando dicevi che ti mancavo mi facevi sempre spuntare un sorrisino bellissimo. Quello con le fossette, che ti piaceva tanto.

A me di te piaceva un po’ tutto. Anche quella cicatrice che assomigliava a un fenicottero. Mi ero totalmente innamorata delle tue mani, per come mi accarezzavi il viso ogni qualvolta che facevi una battuta per farmi innervosire.

Andavamo bene, come dicevi tu: “al passo di fulmine” (il nome della tua bici).

Ancora non mi spiego perché la tua insicurezza ha avuto la meglio.

Ora penso che non doveva andare e basta, che dovevi solo farmi “respirare un po’ di cose belle”, ma niente di più, perché non potevi darmi altro.

Anche se mi hai fatto star male, ti ringrazio per avermi aperto almeno un po’ gli occhi.

Sai anche tu che rimarrai per sempre nel mio cuore.

La tua (o forse no) Giorgia.

PS: Non sei stato niente di speciale, ma neanche un errore.

Giorgia Buffolino

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