Censura e Social Network

L’uomo, come dice Aristotele, è un animale sociale, che assimila ogni giorno una grande quantità di informazioni. Questo soprattutto negli ultimi anni con l’avvento di internet, che si sta sempre più radicalizzando nella nostra società. Ad aumentare la quantità di informazioni si sono poi aggiunti i social network, in cui si dà la possibilità all’utente di accedere a notizie in diretta e anche a degli scambi di opinione tra gli utenti.

Tuttavia, l’utente medio non possiede la capacità di filtrare le informazioni che appaiono sulla sua bacheca, distinguendo quelle vere da quelle false. Questo comporta un enorme problema perché le persone apprendono, certe volte, dati non corretti, che sfortunatamente divulgheranno ai loro familiari o amici. Bisogna poi sottolineare la pericolosità del fenomeno delle ‘fake news’. Esistono, infatti, utenti che creano articoli o post che contengono informazioni false per ottenere visibilità nel web e portare a casa soldi in modo facile.

Parliamo di “soldi facili” perché questa è la realtà dei fatti. Le fake news riescono ad attirare tanta attenzione proprio per la loro struttura ambigua, che ha l’obiettivo di compiacere l’utenza e di stimolare una curiosità equilibrata: catturare l’utente fino a incidere la notizia nella sua memoria.

Un altro problema è quello della propaganda. Infatti, tutti i politici sfruttano i social network come mezzo per rendere più vicino il contatto con l’elettore. Non tutti gli esponenti politici, però, diffondono le loro idee all’interno di limiti ammissibili. 

Un esempio molto recente è indubbiamente in USA l’attacco al Congresso, incitato da Trump e commesso dai suoi sostenitori estremisti. L’ex presidente americano, attraverso l’uso di Twitter, ha sollecitato una grande protesta, che ha portato i manifestanti a occupare il Senato. 

Quindi i social network hanno deciso di bloccare tutti i profili social di Trump. Indubbiamente questo evento ha destato scalpore e paura. Sorgono immediatamente domande: i politici sono protetti dalla censura? È corretto censurare un profilo di un esponente politico? I social network sono sempre più invasivi e pericolosi? 

Prima di tutto bisogna fermarsi e analizzare passo per passo ogni domanda. Il primo interrogativo riguarda il ‘ban’ subito da Trump. Nelle norme della community dei diversi social network si legge che gli utenti non dovrebbero usare un linguaggio offensivo o incitare violenza. Si apre però la questione censura. La cancelliera della Germania Angela Merkel ha definito “problematica” la questione, aggiungendo che i “limiti li dà legislatore, non il Ceo dell’azienda”. Tuttavia così non è stato, nel caso di Trump.

Il secondo quesito si interroga sull’esistenza di un metodo che riesca a classificare quali notizie siano giuste o sbagliate da divulgare. In ogni modo, bisogna sempre tenere conto del diritto di parola. Una soluzione per risolvere questo inconveniente potrebbe essere lasciare nella descrizione del post delle fonti per aiutare l’utenza interpellata a chiarire i propri dubbi. 

È necessario però porsi un’ulteriore domanda: la gente in generale ha davvero la capacità di capire cosa è giusto o sbagliato? Le persone non nascono con questa capacità. Per saper interpretare il mondo servono strumenti e conoscenze che, per un motivo o per l’altro, non tutti hanno. E non averli porta a essere più vulnerabili alle informazioni false. Un problema che, in realtà, accompagna tutta la storia dell’umanità. Basta solamente guardare i libri di storia e vedere le solite vicende, magari quelle che rendono la materia a prima vista noiosa.

Tuttavia non si dovrebbe paragonare la storia passata con quella contemporanea, a causa di un solo fattore: internet, di nuovo. Questa piccola differenza rende il processo di analisi più complesso e soggettivo. In questo senso, potrebbe essere utile rivedere drasticamente il sistema di piattaforme social, attualmente in mano solamente a privati.

Nell’ultimo quesito si parla di pericolo dei social network. Questo è dovuto principalmente al fatto che queste piattaforme possiedono un enorme potere mediatico, pur essendo aziende private che oltretutto vendono informazioni sensibili ad altre aziende.

Un metodo per risolvere tutte queste problematiche potrebbe essere la creazione di una piattaforma pubblica, gestita da un’organizzazione sovrastatale, ad esempio l’ONU. Così si eviterebbe di creare delle problematiche etiche. Su questo tema, Jeremy Corbyn, un politico britannico, ha proposto un’alternativa ai social network, ossia una piattaforma no-profit, simile alla versione social della Bbc. Corbyn afferma: ”Si potrebbero sviluppare nuove tecnologie per la creazione dei programmi in base all’orientamento del pubblico e perfino un social network pubblico, che garantisca la privacy degli utenti e abbia il controllo su quei dati che rendono Facebook e altri così ricchi”.

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