Comportati da uomo

“Comportati da uomo”, “dai, non fare la femminuccia”, “ma come non le hai guardato il culo, sei gay?”, “ah, ti occupi di tua figlia, che mammo!!”. Queste sono alcune delle frasi che gli uomini si sentono dire ogni giorno: ma, sia chiaro, solo quelli che rompono gli schemi dell’ “uomo alpha”. Se vuoi essere definito tale, devi seguire delle regole e ciò prende il nome di mascolinità tossica; ma parlare di quest’ultima senza citare il nostro caro e vecchio amico Patriarcato, sarebbe come mettere la pasta nella pentola senza aver fatto bollire l’acqua. 

“Il patriarcato, in antropologia, è quel tipo di sistema in cui vige il ‘diritto paterno’, ossia il controllo esclusivo dell’autorità domestica, pubblica e politica da parte dei maschi più anziani del gruppo. Il patriarca, di conseguenza, è colui che ha piena e indiscussa autorità su tutti i suoi discendenti” (Treccani).  

“Piena e indiscussa autorità”, queste sono le parole con cui l’uomo cresce e viene educato. Lui non ha bisogno di chiedere: lui ha l’autorità, il controllo. Ed è proprio per questo controllo che pratica catcalling, slut-shaming, stupro, violenza e femminicidi. Nessuna malattia, nessun istinto: è il potere. Non a caso, Simone De Beauvoir, nel libro “Il secondo sesso”, diceva: “l’umanità è maschile e l’uomo definisce la donna non in quanto tale, ma in relazione a se stesso; non è considerata un essere autonomo […] Egli è il soggetto, l’Assoluto, lei è l’altro”. 

Il patriarcato, oltre a gravare pesantemente su tutto ciò che è “altro”, ricade sul genere maschile e lo fa attraverso quel fenomeno che – ormai da anni – chiamiamo “mascolinità tossica”, imponendo delle “regole” per essere dei “veri uomini”; vedendo l’uomo come essere dominante, intriso di misoginia, omofobia e stereotipi che ci accompagnano fin dall’infanzia.  

L’uomo deve essere forte, sicuro di sé; deve lasciare in disparte ogni tipo di emozione: tutte tranne la rabbia, ovviamente. Perché l’uomo può e deve manifestarla per dimostrare quanto sia forte e autorevole. Vige la regola “più sei aggressivo, più sei uomo”. Deve amare il calcio, disprezzare il balletto, mantenere degli atteggiamenti da “macho” o, come dice un proverbio romano, “l’omo, pe’ esse omo, a ‘dda puzzà”. 

Se non rispetti queste norme, sei un debole e – tornando a De Beauvoir – passi dall’essere l’Assoluto all’essere l’altro, perché tutto ciò che non rientra negli schemi del “vero uomo” è da femmina. La donna è fragile, amorevole, pura. Deve obbedire ed essere sottomessa. L’uomo non può e non deve assimilare queste caratteristiche e questo dimostra quanto sia fragile questa mascolinità, perché basta una lacrima di troppo per distruggerla. Ma, cari uomini, come dice Lorenzo Gasparrini: “esistono molti modi per essere uomo e sono tutti migliori di questo”.

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