Il mio mondo: la Danza

Vi è mai capitato di sentirvi oppressi da tutto ciò che state vivendo? Dai problemi che vi create, per il novantanove percento delle volte, da soli? Dalla situazione che c’è attorno a voi e non sapete cosa fare? Beh, io sì. Fin da piccola ho passato tutto ciò che penso una bambina non dovrebbe vivere: dalla separazione dei miei genitori, ai vari traslochi e il bullismo che subivo ogni giorno sempre di più.

Ero piccola certo, ma già abbastanza matura; fin da subito ho avuto bisogno del mio mondo, del mio spazio e questo l’ho trovato nell’arte: nel disegno, nei libri e nella danza.

Ho iniziato per un semplice sfogo all’età di sei anni, e poi è diventata parte integrante della mia vita e delle mie giornate: mi aiuta a liberarmi, aprirmi, conoscere nuove persone, esternare tutti i miei pensieri e i miei sentimenti. Non so come farmi capire? Non so cosa provo? Ballo.

Ci sono vari stili nel ballo e penso di averne provati parecchi: sono partita con la danza classica quindi da tutto ciò che potrebbe simboleggiare rigore e disciplina, anche se alla fine era quello da cui stavo scappando; poi sono passata ai balli folkloristici cioè festa e allegria; infine, sono arrivata al latino americano e reggaeton: balli liberi e sensuali, che, a parer mio, ti fanno sentire speciale, viva e attraverso quelli mi sono riscoperta molto.

Ciò che mi colpisce maggiormente del mondo della danza sono le sue varietà e le persone che ne fanno parte; perché ciascuno di essi è importante come un pezzetto di un puzzle, che forma un meraviglioso quadro. Ciascuno esprime sensazioni diverse, esterna parti di sé che magari neanche conosceva ed è come se possa diventare chi si vuole.

Ogni stile mi ha trasmesso qualcosa: mi ha fatta crescere e mi ha insegnato tanto anche per la vita di tutti i giorni, per quanto magari possa sembrare strano.

La danza non è semplicemente uno sport, bensì un’arte, attraverso la quale tutti si possono ritrovare, possono esprimere quello sentono e questo l’ho capito solo con il passare del tempo. Qualsiasi cosa imparavo durante le lezioni di danza piano piano la applicavo nella vita reale e ho visto i risultati, come può essere il semplice andare avanti senza ascoltare le brutte parole degli altri. Per quanto riguarda la danza classica, per esempio, siamo pieni di pregiudizi, soprattutto se a ballare sono i ragazzi. Vengono giudicati come femminucce e non virili solo perché hanno trovato un loro modo di trasmettere un’emozione. Nessuno sa quanto sacrificio e forza di volontà ci voglia per ballare e tanto più per essere un ballerino. Vengono giudicati semplicemente per il loro modo di esternare le proprie sensazioni, quando l’arte dovrebbe fare tutt’altro: dovrebbe essere simbolo di libertà e unione.

La danza fa parte di me, infatti, non riesco a pensare a un momento della mia crescita senza associarla a un saggio di danza, a un ballo creato con mia sorella più piccola per ridere e divertirci davanti alla mia famiglia, facendo finta di essere ad “Amici” o a dei viaggi per mostrare le nostre tradizioni alle altre regioni. La prima volta in cui mi sono esibita ho avuto tantissima paura, ma appena ho messo piede sul palco ed è partita la musica, ho cominciato a capire cosa volesse dire essere nel posto giusto. Tutto nasce dietro le quinte quando ti stai iniziando a preparare e comincia a salire l’adrenalina mista all’ansia di dimenticare o sbagliare qualche passo. Tra risate, grida e mille prove per essere sicuri di essere pronti, il tempo passa e in men che non si dica ti ritrovi ai lati del palco, a guardare il pubblico che aspetta, pronta per salire. E’ in quel momento che ti tremano le gambe, ti manca la saliva, ma ti aumenta quella voglia di ballare e non vedi l’ora di esibirti nonostante le paranoie che ti passano per la testa. Adesso, dopo anni, non vedo l’ora di potermi esprimere e mostrare un pezzo di me agli altri.

Devo questa passione ai miei nonni, che mi hanno indirizzata verso questa strada.. Ricordo che a tutte le cene con i miei nonni paterni e i loro amici puntualmente iniziavano i balli di gruppo o il liscio; oppure i pomeriggi con i nonni materni in cui alzavamo il volume della televisione al massimo e iniziavamo a ballare latino americano, per poi finire a ridere come bambini per le mosse orrende che faceva mio nonno. 

È come se la danza fosse stata, in questo arco di tempo, la mia medicina: ciò che mi rendeva e mi rende tuttora felice e libera di mostrare, senza paura, ciò che sono davvero.

Adesso, per colpa di questo periodo interminabile, hanno chiuso le scuole di danza: magari non potrò ballare sempre, e sarà sicuramente difficile ritornare a farlo davanti a tante persone, ma il mio amore per la danza, il mio stare bene grazie a essa, non è cambiato. Appena ho la possibilità metto la musica a tutto volume e mi lascio andare. Ora più che mai ne ho bisogno, perché questa situazione diventa sempre più insostenibile ma con la danza rinasco: tutto ciò che accumulo e che sento lo tiro fuori in quei momenti: e infatti la maggior parte delle volte mi ritrovo a fine canzone a ridere o a piangere da sola.

Fa così tanto parte di me, infine, che non riesco e non voglio immaginarmi un futuro senza vedermi ballare in casa, con le mie amiche o nei negozi mentre cerco qualche vestito da comprare e non vedo l’ora di poterlo fare senza che il Covid me lo impedisca, migliorando e crescendo sempre più.

Manuela Mancuso

Lascia un commento