Migrante Climatico

La Terra è il pianeta in cui noi esseri umani viviamo momenti indelebili. 

Fin dall’apparizione dell’Homo Sapiens sono avvenuti episodi di guerra e sono state fatte scoperte sensazionali. In particolar modo con l’inizio della rivoluzione di Internet e della crescente globalizzazione, che hanno incrementato di gran lunga lo sviluppo umanitario delle persone. Sfortunatamente, le stesse invenzioni che tutti noi apprezziamo per aver reso la vita quotidiana più semplice e gradevole, stanno minacciando la salute del pianeta. Il luogo che noi tutti dovremmo chiamare casa, ma di cui spesso ci dimentichiamo, forse per convenienza.

Normalmente tendiamo ad avere un raggio visivo di corta lunghezza perché puntiamo il dito contro solamente verso tematiche che ci procurano un vantaggio. Ad esempio, un argomento spesso promosso, ma allo stesso tempo trascurato nella pratica, è il drastico cambiamento climatico degli ultimi anni.

I peggiori danni causati da questo grande cambiamento stanno avvenendo principalmente in Africa, ed è per questo che molti africani compiono delle impressionanti migrazioni verso una terra più ricca di opportunità: l’Europa. Tuttavia, si potrebbe attestare che durante la storia ci sono state molte migrazioni di massa causate da siccità, ma è doveroso affermare che nessuna di essa è stata favorita  dall’azione dell’uomo, peraltro in un lasso temporale così breve.

Nel 2016, durante l’“Indigenous knowledge meets science to take on climate change” (La conoscenza indigena incontra la scienza per affrontare il cambiamento climatico), un’attivista del Ciad, Hindou Oumarou Ibrahim, discusse delle problematiche del clima che stanno tuttora affliggendo l’Africa. Infatti, dai dati ricevuti si evince che in Africa non piove più, una guerra per le risorse è in atto, i ragazzi a causa del malcontento diventano dei terroristi, i maschi si spostano nelle città per sfamare le proprie famiglie. Negli ultimi 30 anni, inoltre,  il volume del lago Ciad è diminuito del 90%.

immagine della relatrice “Hindou Oumarou Ibrahim”, durante la conferenza “Indigenous knowledge meets science to take on climate change” del 2016

Queste problematiche sono nate per colpa dell’innalzamento medio della temperatura terrestre e delle dinamiche climatiche degli ultimi anni, provocate a loro volta dallo sfruttamento dei combustibili fossili e dalle sempre più crescenti attività di deforestazione. Inoltre, una situazione alquanto pericolosa per l’ecosistema mondiale, oltre a quello africano, è il mantenimento della biodiversità, ossia la coesistenza in uno stesso ecosistema di diverse specie animali e vegetali, che creano un equilibrio grazie alle loro reciproche relazioni.

Durante la conferenza, la relatrice spiega che le abitudini degli indigeni riescono a salvaguardare circa l’80% della biodiversità. Le conoscenze sulla natura passate in generazione in generazione, come ad esempio prevedere il meteo grazie ai  comportamenti animali, hanno aiutato le popolazioni autoctone a diventare un tutt’uno con la natura del luogo, finendo per creare un’armonia naturale. Una di quelle cose che che abbiamo dimenticato per colpa della tecnologia.

Quindi, quando i nativi riscontrano il problema del cambiamento climatico, a cui non sanno dare una spiegazione a causa della scarsa istruzione, emigrano in posti che offrono maggiori possibilità future. Tuttavia, questi uomini che si spostano sono spesso etichettati in modo negativo dalla società. Da aggiungere anche che, sfortunatamente, alcune persone giudicano i migranti climatici in base alle loro origini e colore della pelle, alimentando così una grave tendenza al razzismo generata dall’odio delle persone verso altre persone. Un odio che sembra spesso inesauribile.

Ciononostante molte persone seguono questo trend per ragioni personali, o più semplicemente perché non hanno una capacità di esaminare la situazione proposta senza essere offuscati da visioni arretrate o alterate. Bisogna sradicare il problema alla radice: non è utile cercare un capro espiatorio a cui dare ogni colpa, per non incappare in errori già accaduti in passato. Esiste davvero una soluzione che possa risolvere tutti i problemi climatici? Una panacea non esiste o non è stata ancora scoperta. È necessario che le persone apprendano che stanno mettendo in atto dei comportamenti sbagliati. Ad esempio, l’alto tasso di consumismo e di scarti alimentari è uno dei segnali più evidenti dell’inquinamento ambientale. 

È chiaro anche come, in base agli eventi e all’andamento degli ultimi anni, l’essere umano sia alla ricerca di energia pulita e rinnovabile, ottenuta mediante invenzioni salutari sia per il pianeta che per le persone. Tuttavia il problema è radicato piuttosto in profondità e forse occorreranno un altro paio d’anni per rinnovare le abitudini passate. Tuttavia, non è detto che in un futuro prossimo i danni già provocati non possano risanare: perché certe volte è necessario del tempo per superare un trauma.

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