Occupazioni e movimenti studenteschi

Negli ultimi mesi si è sentito parlare spesso di rivolte giovanili: milioni di studenti hanno deciso di combattere  per i loro diritti e per la loro istruzione. Le istituzioni scolastiche, con l’arrivo della pandemia e delle continue emergenze, sono state lasciate allo sbaraglio, tra mesi di  didattica a distanza e sfuggenti settimane in presenza annunciate con poco preavviso.

Il corpo studentesco e il personale scolastico si sono ritrovati in balia degli eventi, finché, a seguito dell’apertura di diverse attività, hanno deciso di ricordare come la scuola, rimanendo in una situazione di emergenza, rimane un pilastro fondamentale per la formazione di noi giovani, sia dal punto formativo, sia relazionale. Hanno perciò dato il via a una lotta contro il sistema, per far sì che anche la scuola potesse  avere un ritorno in presenza con adeguate protezioni. 

Studenti e professori hanno fatto il massimo per far diventare la loro voce protagonista di dibattiti e manifestazioni, e, seguendo i protocolli di sicurezza, numerose scuole di tutta Italia hanno occupato gli istituti. Nonostante gli sforzi degli alunni di quest’ultima generazione, sotto gli occhi critici di quelle precedenti, le ultime lotte studentesche sono ritenute non necessarie e solo un pretesto da parte dei giovani per non andare a scuola

Le manifestazioni studentesche in Italia, con il passare del tempo e delle circostanze, sono cambiate molto: troviamo differenze abissali anche solo dopo vent’anni, prendendo come esempio gli anni del ‘68 e del ‘90 con il movimento “la Pantera”.

Ma, se nel ’68 il Movimento era fortemente ideologizzato e aveva come obiettivo dichiarato l’attacco al sistema, negli anni successivi, e in particolare dal 2008, lo scopo sembra essere piuttosto la difesa dalla crisi economica e la paura del precariato.

Tra le occupazione dello scorso gennaio in tutta Italia, quella avvenuta nel liceo Kant a Roma è stata quella maggiormente esaltata dall’opinione pubblica, ponendoci faccia a faccia con un esempio di indignazione.

Alcuni studenti, dopo una settimana di proteste davanti a scuola, stavano tentando di mettere un lucchetto al cancello per occuparla, quando dei poliziotti lo hanno impedito. Tra i social media però è circolato un video nel quale degli agenti in borghese hanno accerchiato e maltrattato un ragazzo di diciotto anni. Questo episodio, come tanti altri, ci pone faccia a faccia con la realtà: le manifestazioni studentesche vengono ritenute, dalle stesse generazioni che hanno lottato per i propri diritti, come un attacco illecito. 

La verità è che anche noi giovani abbiamo valide motivazioni per cui far sentire la nostra voce, che forse andrebbe ascoltata e non solo criticata. 

Maria Irene Lucchetti e Marzia Serravalle. 

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