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Patrick Zaki: La storia della sua detenzione

da 12 Feb 2022In primo piano, Presente0 commenti

Il 7 febbraio 2020 inizia per Patrick Zaki, studente egiziano all’Università di Bologna, l’incubo della sua detenzione.

Ma andiamo con ordine…

Patrick George Zaki nasce il 16 giugno 1991 a Mansura, in Egitto e nel 2019 inizia a frequentare il Master europeo in studi sulla parità di genere “Gemma” presso l’Università di Bologna. Il 7 febbraio 2020 prende un volo per tornare nella sua città natale, dove avrebbe dovuto passare del tempo in compagnia dei suoi cari, ma così non fu, perché quello stesso giorno, appena atterrato all’aeroporto del Cairo, viene arrestato. La notizia del suo arresto viene data, però, solo il giorno dopo quando Patrick compare in manette nella sua città natale Mansura, dopo essere scomparso per diversi giorni. Durante questo tempo, in cui neanche i famigliari sapevano dove si trovasse, alcune Ong (organizzazione non governativa che svolge servizi essenziali o attività socialmente utili) e i suoi legali riportano che Zaki sia stato vittima di un interrogatorio, dove gli sono state inflitte torture e domande sul proprio lavoro e sul suo attivismo per i diritti dell’LGBT+.

Le accuse che i giudici gli rivolgono sono l’istigazione alla violenza e alle manifestazioni illegali, il terrorismo e la gestione di un account social con lo scopo di minacciare la sicurezza nazionale. Date le accuse vengono stabiliti per Patrick 15 giorni di custodia cautelare. In Italia, il 9 febbraio, viene organizzata una protesta a favore della scarcerazione di Zaki, che si tiene proprio a Bologna in Piazza Maggiore, città dello studente, e 3 giorni dopo anche l’Europa si attiva per aiutare Patrick Zaki: lo stesso presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, chiede l’immediata scarcerazione dell’attivista. Dopo qualche giorno  si tiene un altro flashmob per Zaki, al quale prendono parte 5 mila persone. Circa 2 settimane dopo l’arresto viene rilasciato il primo rinnovo di altri 15 giorni di custodia cautelare; lo studente prova a difendersi in tribunale, dichiarando di non essere l’autore dei post incriminanti.

Il 5 marzo viene trasferito nel carcere di Tora al Cairo, in quei giorni arrivano le prime dichiarazioni da parte dei genitori di Patrick nelle quali  comunicano le loro preoccupazioni per il figlio, viste le sue problematiche respiratorie che potrebbero aggravarsi senza medicinali. In più, a peggiorare la situazione, è l’improvvisa pandemia che in quei giorni si diffondeva nel mondo. Iniziano i continui rinvii delle udienze a causa del coronavirus e il 7 marzo si interrompono le visite in carcere.

Il 16 giugno 2020 lo studente festeggia il suo 29esimo compleanno in  prigione e un mese dopo, il 13 luglio, c’è il rinnovo di altri 45 giorni della custodia cautelare da parte del tribunale egiziano. Finalmente,verso la fine di agosto, Zaki può incontrare i suoi avvocati  e i famigliari, che non vedeva dal 7 marzo. Nel mese di dicembre, dopo tutti i continui rinvii della sentenza, arriva anche la mobilitazione della famosa attrice Scarlett Johansson, che con un video diffuso sui social ne richiede la libertà. Nello  stesso mese Patrick si dichiara esausto fisicamente e depresso.

L’11 gennaio viene concessa la cittadinanza onoraria a Zaki da parte della città di Bologna e l’1 febbraio 2021 viene emesso l’ennesimo rinvio della custodia cautelare di 45 giorni, mentre le lettere che invia alla sua famiglia mostrano sempre di più il senso di angoscia che ha il povero studente per il suo destino e per il suo diritto di studio negato. Ad aprile il Parlamento si esprime per concedergli la cittadinanza italiana e la senatrice Liliana Segre si espone sulla vicenda dichiarando: “Sono in Aula a votare come nonna di Patrick Zaki”. Con i continui rinvii si arriva al settembre dello stesso anno, in cui  sembra ci sia finalmente una svolta, infatti cadono le accuse più gravi a carico dello studente e Amnesty international esprime la sua opinione definendo questo caso come “accanimento giudiziario”.

Dopo 19 mesi di detenzione si apre nel tribunale di Mansura il processo a Zaki dove sempre Amnesty international comunica che Patrick rischia 5 anni di carcere per “diffusione di notizie false dentro e fuori il paese”, il processo proseguirà poi il 28 settembre come seconda udienza e il 7 dicembre per una terza udienza. Quel giorno arriva finalmente la notizia della sua scarcerazione, ma non della sua assoluzione, e l’8 dicembre Patrick viene finalmente rilasciato dal carcere di Mansura. Tra gli abbracci della sua fidanzata e della sua famiglia, Zaki sa che il 1 febbraio si dovrà tenere un’altra udienza dove potrebbe essere nuovamente condannato.

Il 28 gennaio 2022 è lo studente che con un post su Facebook comunica la sua felicità nell’aver terminato l’ultimo esame del quadrimestre al Master sui movimenti femminili nella storia moderna italiana, che avrebbe dovuto terminare nel febbraio 2020. Oltre a questo Patrick ringrazia l’Università di Bologna e i suoi professori, augurandosi di tornare presto in classe fisicamente. Il giorno tanto aspettato dallo studente, dai suoi famigliari e da tutti noi sostenitori si rivela però una delusione, perché gli viene nuovamente negata l’assoluzione e il processo viene rinviato al 6 aprile, ben 2 mesi dopo. Nonostante la visibile delusione sul volto dello studente appena uscito dal tribunale,  non demorde e con i giornalisti italiani in prima fila Patrick afferma: “L’importante è essere rimasto libero, non mi arrendo. Voglio tornare a Bologna e ci tornerò. E voglio continuare a dire le cose che penso”.

La storia di Patrick è una delle più ingiuste e tristi riguardanti la giustizia dopo quella finita tragicamente di Giulio Regeni, ricercatore italiano scomparso al Cairo 6 anni fa, per la quale l’Italia, ma non solo, chiede ancora giustizia e soprattutto verità. La forza che sta avendo Zaki nel superare tutto questo dovrebbe essere d’ispirazione a tutti, giovani e adulti: la sua forza di volontà e la sua determinazione nel difendere le proprie opinioni e le sue ideologie contro un regime rigido come quello egiziano senza mai arrendersi.

Tutti ci auguriamo che Patrick possa tornare a Bologna il più presto possibile per riprendere i suoi passi, continuare a studiare e andare avanti con la sua vita. Anche se la strada da fare è ancora molta, si spera che un giorno lui possa ricordare questa storia come un brutto incubo ormai finito.

Marta Fiorelli

Marta Fiorelli

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