The Crow

Sapete quanti angeli danzano sulla punta di uno spillo? Lo potete scoprire leggendo quello che, secondo il mio modesto parere, è un capolavoro sia grafico che narrativo.

“The Crow” (in italiano “Il corvo”) è un fumetto del 1988 disegnato e scritto da James O’Barr, nato a Detroit nel 1960. Cresce in un orfanotrofio e a scuola si appassiona di scultura rinascimentale e di fotografia, poi inizia a lavorare a “Il corvo” nella Berlino del 1981, ben sette anni prima dell’uscita del fumetto.

O’Barr prese ispirazione da un incidente a lui stesso accaduto, nel quale aveva perso la sua amata, e da un fatto di cronaca riguardante due giovani prossimi alle nozze che erano stati uccisi per un anello di fidanzamento del valore di soli 20 dollari. La fusione di questi due avvenimenti diede vita ad un’opera ricca di emozioni che spinge il lettore a guardare il mondo in maniera differente. Anni dopo l’uscita del fumetto, il regista Alex Proyas dirigerà l’omonimo film con attore protagonista il figlio di Bruce Lee, Brandon Lee, che morirà sul set nel 1993, per ironia della sorte, poco prima del giorno delle sue nozze come il personaggio che interpretava.

La storia di Eric Draven, il protagonista, inizia quando lui e la sua futura moglie Shelly Webster restano vittime di un incidente. Shelly viene poi violentata e massacrata mentre il fidanzato, in fin di vita, non può far nulla se non guardare. La fanciulla muore ma Eric, nonostante sia ferito a morte, viene graziato e lasciato in vita da uno spirito vendicativo raffigurato come un corvo. Il compito del protagonista sarà dunque quello di compiere la sua vendetta. A che scopo, vi chiederete? Non sarò certo io a dirvelo dato che è una storia da godersi appieno. Vi basti sapere che Eric si mette a cercare tutti i responsabili della morte della sua amata e, ironico e brutale, è pronto a porre indovinelli o a torturare psicologicamente quei mostri, ed effettivamente una cosa che bisogna dire è che proverete molta soddisfazione in diversi punti del fumetto.

Il personaggio di Eric, a causa dell’incidente, è tremendamente sadico (come voi che state leggendo questo fumetto, perché si legge solo per due ragioni: la prima è il sadismo e la seconda il masochismo, ovviamente tutto unito al fatto che siete intrigati da una storia a dir poco avvincente) ed estorce alle sue vittime il senso di colpa, facendogli vivere quello che ha vissuto lui. Tutte queste emozioni, O’Barr, riesce a farle provare anche a chi legge.

Il fumetto è ricco di momenti crudi e, talvolta, disturbanti, in particolare la scena in cui si narra dell’incidente. Personalmente io stesso ho fatto fatica a tenere gli occhi sulle pagine, soprattutto perché non è una scena soprannaturale o fantascientifica, bensì qualcosa che può accadere realmente e, purtroppo, accade anche troppo spesso. La violenza, in particolare quella sulle donne, è un tema drammaticamente attuale, su cui tutti noi dovremmo essere sensibili; a tal proposito la nostra compagna di redazione Aurora ha realizzato un bellissimo video prossimo all’uscita, che vi consiglio vivamente di andare a vedere appena sarà possibile. 

L’autore ce la mette tutta per farti stringere il cuore e per farti sperare che la scena finisca, ma più vai avanti col leggere e più pensi che non finirà mai. La vicenda viene raccontata dettagliatamente circa diciassette pagine e neanche un singolo dettaglio viene tralasciato, è scritta in modo che il lettore riesca a provare tutto quello che prova Eric in quel momento e tutto quello che vive chiunque sia mai stato vittima di abusi.

Parlando dei disegni invece, il fumetto è completamente in bianco e nero ed è caratterizzato da illustrazioni realistiche e da un tratto, talvolta, impreciso. Il viso del protagonista si contraddistingue da quello di ogni altro personaggio per le sue espressioni sofferenti, spaventose e malinconiche. Solo in un altro personaggio ritroviamo la stessa sofferenza: Sherry, una bambina che Draven prende a cuore. La città, nel buio delle notti più scure, pullula di criminali e malcapitati, e tra giochi di ombre, dettagli e primi piani, mani esperte “dipingono” quadri inquietanti. La figura di Shelly, l’amata perduta, e i ricordi di Eric prima dell’incidente sono rappresentati luminosi e onirici, per evocare speranza contrapposta all’angoscia che trascina il lettore pagina per pagina.

Devo ammettere che non è stato affatto semplice scrivere questa recensione data la complessità di quest’opera e date tutte le emozioni che l’autore riesce a trasmettere. Non è affatto una lettura allegra né tantomeno rilassante. Vi consiglierei sicuramente di leggerlo in un assolato pomeriggio con uccellini che cinguettano fuori dalla vostra finestra, mentre siete stranamente o inspiegabilmente felici: non fate come me che una volta ero giù di morale ho avuto la geniale idea di risfogliarlo.

Leggetelo, dunque e tenete a mente: “Non è morte se la rifiuti… Lo è se l’accetti”. Buona fortuna!

Damiano Del Fra

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