Bassa Vallagarina: una valle tra storia e vini

Impeccabili cime coperte di neve, pendii rigogliosamente verdi, venti infedelmente variabili e paesaggi semplicemente mozzafiato caratterizzano bassa Vallagarina, partendo dalla Sega di Ala, arrivando a sfiorare le trincee rimaste dalla prima guerra mondiale e il nostro museo della guerra. Gli impianti sciistici vengono sostituiti dalle possibili passeggiate e la meravigliosa freschezza di un’estate meno afosa.

Parlando d’estate, sapete cos’è l’orell? In breve, è una specie d’imbuto chiuso, dove raccogliamo l’uva e poi la buttiamo nel rimorchio ed è sinonimo di “dolore” e “inferno”. Da noi la vendemmia è una tortura, tenendo nella mano sinistra – o destra per i mancini – questo imbuto e con l’altra tagliare attentamente i picchi d’uva, che, se parliamo del Chardonnay, arrivano a pesare un chilo a picca e ce ne stanno sei o sette nell’orell, ho detto tutto.

Ogni estate, noi giovani – chi per disperazione e chi per masochismo – ci buttiamo a capofitto in questa piscina senz’ac… volevo dire, avventura entusiasmante e ricca di meravigliose esperienze. A parte gli scherzi, posso ammettere che la vendemmia non è così male: sono solo i primi tre giorni quelli ti distruggono e ti ritrovi a non sentire più le braccia e le gambe a fine giornata, però in compenso puoi fare amicizia con persone della tua età o, come nel mio caso, qualcuno che ti piaccia talmente tanto da non riuscire a non rivolgergli parola.

La vendemmia non è solo un periodo, piuttosto un’opportunità di legare e capire il mestiere che andrai a svolgere e stai certo che, se non hai una vera e propria vocazione – o non sei così disperato – non tornerai mai l’estate dopo, sempre che tu non sia Aleksandra e non abbia una dipendenza dalle conversazioni.

Le viti che prevalgono qui sono il Pinot, rosso, grigio e bianco, e lo Chardonnay, rosso e bianco, ma esistono pure altre varietà meno frequenti come il Muller Thurgau. Questi tipi d’uva si differenziano per picca, grado e colore, perché la varietà del Chardonnay tende ad avere una tinta blu, mentre il Pinot risulta nero, pertanto viene chiamato pure “Pinot nero”.

Il Trentino non si vanta di avere vini pregiatissimi e venduti in tutto il mondo, bensì della vendemmia manuale e non meccanizzata, come invece succede in altre zone d’Italia, dove la morfologia del terreno e la struttura dei vigneti è perfetta per l’uso di un macchinario.

Nella mia valle ci sono cantine private e aperte, che accolgono migliaia di quintali d’uva ogni estate. Queste cantine sono principalmente chiuse in loro stesse e decidono per conto proprio le date d’inizio e di fine della vendemmia. In media un quintale di uva arriva a costare dai cinque ai quindici euro, basandoci sempre sul grado che fa. Per grado, lo spiegherò brevemente, s’intende il grado alcolico che l’uva ha raggiunto nel periodo di maturazione e, ovviamente, più è alto, più si alza il valore del carico.

Mi ricordo che alla scorsa vendemmia c’era una ragazza, che tornava sempre indietro a raccogliere quelli che lei chiamava i “grasini”, ovvero piccole picche d’uva, perché sua nonna le aveva insegnato che facessero grado.
Forse pochi di voi conosceranno la tenuta di San Leonardo, una cantina privata e piuttosto pregiata in Trentino, con bottiglie che arrivano a costare sui trecento euro, se si desidera qualcosa di sofisticato e di altissima qualità, ma che in media valgono attorno ai cinquanta.

Nella mia famiglia c’è una tradizione, che si tramanda da generazioni ormai, e consiste nel comprare due bottiglie di vino ogni stagione dalla tenuta e di metterli in cantina, nella grande parte creata appositamente per lasciarci i vini e farli invecchiare: alcune bottiglie sono più vecchie di me!

Ancora meno persone sapranno che durante la Prima guerra mondiale, la tenuta era stata momentaneamente trasformata in un ospedale, con tanto d’infermeria che ospitava tutti i feriti, conteso da entrambe le nazioni, Austria e Italia.

Forse qualcuno saprà che la tenuta di San Leonardo è stata parte del set delle riprese de “La dama velata”, una serie televisiva ambientata e ripresa in Trentino, altro motivo di gloria assieme a “Un passo dal cielo” e “Una buona stagione”.

Sviando un po’ dal discorso fatto sui vini e sulla vendemmia, bisogna tenere a mente che il territorio di questa valle è stato completamente distrutto dalla guerra; i monti erano stati disboscati, le cittadine erano state trasformate in campi da battaglia e il paesaggio era stato modificato per le comodità dell’uomo. Le piante, che vedete ora caratterizzare i pendii, non sono tipiche della zona, anche perché il pino nero vive in alta quota e per riprodursi ha bisogno di un’altitudine decisamente maggiore a quella su cui si trova.

Non immaginate il fiume Adige come pulitissimo e inodore, perché la puzza dell’immondizia e i rifiuti dell’uomo sono sempre presenti – settimana scorsa posso giurarvi di aver visto una lavatrice – a testimoniare l’orribile traccia che resta di noi. Solchi nelle montagne, altissime muraglie di pietra e filo spinato ornano la nostra valle, rendendola nota solo per Rovereto e il museo della guerra, dove vengono conservate le divise e i cannoni.

Una valle ricca di meravigliose avventure, che però viene messa da parte, nonostante conservi importanti tracce di storia e ne sia la più grande testimone. La bassa Vallagarina è tutto questo; lei è casa, è spettatrice, è amica e, infine, è rifugio.

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