Ammazzacaffè
Scriviamo cose, intervistiamo gente

I DCA: un mostro invisibile

da 13 Gen 2023In primo piano, Presente0 commenti

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, anche chiamati  disturbi del comportamento alimentare (DCA) o più semplicemente disturbi alimentari sono riconosciuti come vere e proprie patologie caratterizzate da disfunzioni delle abitudini alimentari. Sono inoltre potenzialmente mortali in quanto compromettono significativamente sia la salute fisica sia il funzionamento psicosociale dell’individuo che ne soffre, portando quest’ultimo ad avere spesso un’eccessiva preoccupazione per il suo peso e aspetto esteriore.

Insorgono prevalentemente durante la preadolescenza e l’adolescenza, anche se, purtroppo, l’esordio di queste malattie è sempre più precoce: negli ultimi anni si sta diffondendo anche tra i più piccoli (dai 3 ai 5 anni d’età) il disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione da cibo.

I principali disturbi dell’alimentazione sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata (o binge eating disorder, BED), ma ce ne sono svariati altri, tra i quali Pica (il mangiare persistente di alimenti non nutritivi), ARFID (disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo) e il disturbo da ruminazione.

I comportamenti tipici di un disturbo del comportamento alimentare, il cui scopo principale, quasi sempre, è quello di controllare il peso, sono: la diminuzione dell’introito di cibo, il digiuno, le crisi bulimiche, il vomito autoindotto, l’uso inappropriato di anoressizzanti, lassativi o diuretici e un’intensa attività fisica, ma ci sono criteri diagnostici ben precisi che chiariscono cosa debba intendersi come patologico e cosa invece non lo è.

I disturbi del comportamento alimentare colpiscono soprattutto il sesso femminile (le ragazze rappresentano il 90% della popolazione che si ammala di disturbi della nutrizione e alimentazione), ma sembra che negli ultimi anni ci sia stato un notevole incremento anche nella popolazione maschile.

Purtroppo solamente una piccola percentuale di coloro che soffrono di un disturbo alimentare chiedono aiuto. Nell’anoressia nervosa ciò può avvenire perché all’inizio non sempre ci si rende conto di avere un problema, anzi, inizialmente la perdita di peso può far sentire meglio, più magri, belli e sicuri di sé. Ricevere complimenti durante l’iniziale perdita di peso, tra l’altro, può rinforzare la sensazione di star facendo la cosa giusta, cosa che in realtà ovviamente non è. Quando la perdita di peso diventa però decisamente eccessiva, o comunque comporta un cambiamento importante della persona,  non si sa come affrontare l’argomento. In genere sono i familiari che, per primi, si rendono conto che qualcosa non va. Anche per loro però non è facile intervenire, soprattutto quando il/la figlio/a non ha ancora consapevolezza del problema e rispondono con frasi come “non ho alcun problema! Sto benissimo”. Chi soffre di anoressia nervosa può dimostrare di essere determinato e sicuro di sé, ma in realtà ha molte paure e ansie, oltre a costanti pensieri e preoccupazioni rivolti al controllo del cibo e del corpo. Questa malattia dà effettivamente l’illusione di essere una via d’uscita, un’ancora a cui potersi aggrappare per controllare le paure, la soluzione più semplice e immediata a tutti i problemi. Molti sono i rituali che l’accompagnano: alcuni contano le calorie di tutto quello che mangiano, altri preparano sofisticate ricette non per sé ma per i familiari, in altri casi si impiega tantissimo tempo per mangiare sminuzzando il cibo in tante piccolissime parti, accumulandolo o nascondendolo, oppure mangiando solo determinati alimenti cucinati in un modo particolare.

Anche chi soffre di bulimia nervosa spesso si rivolge ad un terapeuta solo dopo parecchi anni da quando il disturbo alimentare è cominciato e, come nell’anoressia, l’attenzione e l’insoddisfazione nei confronti del proprio corpo e dell’aspetto esteriore può assumere un’importanza eccessiva o assoluta. Inizialmente non si ha piena consapevolezza, ma si ha soprattutto un forte senso di vergogna e di colpa che sembra “impedire” di chiedere aiuto o di confidarsi con qualcuno.  Questa malattia è caratterizzata da crisi (o “abbuffate”) seguite da dei  comportamenti di compensazione come vomito, l’utilizzo di lassativi, digiuno prolungato ed eccessivo esercizio fisico per evitare l’aumento di peso. Le crisi possono essere svariate nell’arco anche della stessa giornata, fino ad arrivare ad ingerire cibi avariati, crudi, o miscugli di qualsiasi composizione, anche se, di solito, vengono preferiti dolci/cibi ad alta densità calorica e ricchi di grassi. L’esordio della bulimia nervosa si verifica solitamente in seguito ad una dieta ipocalorica o ad un rapido dimagrimento (che può anche essere un episodio di anoressia nervosa) a volte associati ad eventi particolarmente stressanti o ad un vero e proprio trauma emotivo. Se all’inizio la crisi bulimica può essere occasionale, con il passare del tempo può diventare una compulsione a cui è veramente difficile sottrarsi e ogni eventuale modificazione fisica può essere vissuta come una grande frustrazione e una vera e propria perdita di controllo sul proprio corpo. Tali disfunzioni alimentari hanno inoltre sempre lo scopo di preservare uno stato di benessere: ci si abbuffa, rifugiandosi dunque nel cibo, per tentare di colmare un immenso vuoto interiore, per far fronte alla noia o alla mancanza di affetto, per evadere da una situazione, fuggire dalla realtà e dai problemi, per placare lo stress o per soffocare un’emozione, così come si ricerca la magrezza e la forma “perfetta” del corpo per un bisogno di sentirsi più sicuri.

Chi soffre di disturbo da alimentazione incontrollata prova un senso di vergogna e insoddisfazione per il proprio corpo, avvertendo inoltre un profondo senso di disagio nel perdere il controllo del cibo, ma a differenza dei soggetti con bulimia, non sempre dà un’importanza eccessiva al proprio peso o alla figura corporea. Se anoressia e bulimia sono decisamente più frequenti nelle donne, il binge eating disorder è invece il disturbo del comportamento alimentare più diffuso tra gli uomini. Le cause e i fattori di rischio principali per lo sviluppo di quest’altro genere di disturbo alimentare sono eventi traumatici, insoddisfazione per il proprio corpo, bassa autostima e difficoltà nella gestione delle emozioni. Inoltre è significativo sottolineare la strettissima correlazione tra il binge eating disorder e la depressione. Il trattamento di quest’ultima, quindi, è spesso concomitante alla cura del disturbo del comportamento alimentare.

Il disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo, invece, colpisce a qualsiasi età ed è caratterizzato da un’apparente mancanza di interesse per l’alimentazione, dall’evitamento di alcuni cibi per le loro caratteristiche sensoriali e/o da preoccupazioni rispetto a delle possibili conseguenze dannose nell’alimentarsi.

Una caratteristica dirompente quasi sempre presente in chi soffre di un disturbo alimentare è la dispercezione corporea, ovvero un disturbo che porta a vedere percepire il proprio corpo diversamente da come è nella realtà. Spesso il disturbo alimentare è associato ad altre patologie psichiatriche come la depressione, ma anche i disturbi d’ansia, l’abuso di alcool o sostanze, il disturbo ossessivo-compulsivo e i disturbi di personalità. Per non parlare di perfezionismo, bassa autostima, difficoltà interpersonali e comportamenti autoaggressivi come atti autolesionistici (ad esempio graffiarsi o tagliarsi fino a procurarsi delle piccole ferite, bruciarsi parti del corpo) e tentativi di suicidio. 

Purtroppo, l’isolamento causato dalla pandemia di Covid-19, i vari lockdown e l’allontanamento da ambienti di condivisione con i coetanei sono stati causa dell’aumento dei casi di disturbi dell’alimentazione e nutrizione  e del peggioramento della sintomatologia,  soprattutto per anoressia e bulimia nervosa. Ad aggravare il quadro generale vi è stata una maggior difficoltà di accesso alle cure, incertezze correlate alla pandemia ed i cambiamenti della propria routine.

Come ha affermato la dietista Melissa Righi, referente del Servizio di dietetica e Nutrizione Clinica dell’Ausl Romagna ambito Forlì, in un’intervista pubblicata su Forlì today «la reclusione ha investito il cibo di un valore ancora più importante ed ha comportato un’esacerbazione dei comportamenti patologici legati ad esso: peggioramento delle restrizioni, aumento delle forme di controllo, difficoltà nel mantenere un controllo». Tra il 2019 e il 2021 è stato registrato un aumento dei casi di circa il 30% e «sicuramente è stato e sarà sempre più fondamentale il ruolo di famiglie e associazioni, oltre che dell’assoluta prevenzione, la quale deve partire in primis dalle scuole». I dati della survey, presentati durante una tavola rotonda al Museo dell’Istituto Superiore di Sanità, hanno rivelato anche un ulteriore abbassamento dell’età di esordio: il 30% delle persone che soffrono di DCA presenta un’età inferiore ai 14 anni. Una maggiore diffusione di tali disturbi si è riscontrata inoltre nella popolazione maschile (nella fascia tra i 12 e 17 anni comprende il 10%). Ad essere in aumento è anche l’ossessione di un fisico prestante. La causa? Un profondo disagio personale che trasforma la voglia di essere belli e magri in una vera e propria patologia, aggravata dall’utilizzo dei social, i quali facilitano confronti con modelli di bellezza irraggiungibili. Fortunatamente la consapevolezza sta però aumentando e si stanno organizzando percorsi formativi volti a elaborare da parte degli operatori scolastici atteggiamenti corretti sia nella prevenzione che nell’affrontare situazioni di malattia. 

Soffrire di un disturbo dell’alimentazione sconvolge letteralmente la vita di una persona e ne limita le capacità relazionali, lavorative e sociali: tutto ruota attorno al cibo e, spesso, anche alla paura di ingrassare. Addirittura anche cose che prima sembravano “banali” diventano decisamente difficili e motivo di grande ansia, come andare in pizzeria o al ristorante, ad un compleanno o ad un matrimonio. I pensieri riguardanti il cibo e l’aspetto fisico assillano la persona con un disturbo alimentare anche quando non è seduta a tavola, ad esempio a scuola o a lavoro. Concludere un compito può diventare inoltre molto difficile poiché in testa sembra che ci sia posto solamente per i pensieri su cosa si “deve” o “possa” mangiare e/o sulla paura di ingrassare.

I disturbi alimentari non sono una scelta, stravolgono completamente la vita di chi ne soffre prendendo letteralmente il controllo della sua vita e influenzandone ogni singolo aspetto, fino ad annullare quasi la persona stessa. 

Sono vere e proprie malattie psichiatriche, che non vanno assolutamente sottovalutate! Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità i disturbi alimentari rappresentano la seconda causa di morte in età giovanile dopo gli incidenti stradali. Essi vanno curati poiché con un disturbo alimentare si può convivere, ma sicuramente non vivere come ognuno di noi, invece, meriterebbe. 

Da oramai dieci anni, il 15 marzo si celebra la giornata nazionale contro i disturbi del comportamento alimentare, chiamata anche giornata nazionale del fiocchetto lilla in memoria di Giulia Tavilla, morta di bulimia ad un passo dal ricovero. Lo scopo di questa giornata è quello di porre maggiore attenzione a questo fenomeno in crescita tramite l’informazione e la prevenzione, al fine di creare una rete di supporto per chi ne soffre, in quanto, nella maggior parte dei casi, per uscirne è fortemente necessario un approccio multidisciplinare e un percorso terapeutico personalizzato. 

Irene Marangon

Irene Marangon

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Ammazzacaffè è un laboratorio di comunicazione digitale che unisce studenti da tutta Italia in uno luogo virtuale dove scoprire, discutere e condividere informazione con uno sguardo sul presente dal futuro.

Altri articoli

Desiderati

Desiderati

Il tuo corpo. Il tuo corpo. Il tuo corpo. Lasciati andare, lasciati soffrire, ...