I ragazzi rivogliono la scuola

Dal 1 marzo, come in un déjà vu, gli studenti delle scuole di Bologna di ogni ordine e grado si sono ritrovati fra le quattro mura delle loro case a seguire le lezioni in DAD al 100%. Chiusura necessaria? Forse sì, ma solo forse. Conseguenze? Disastrose, sicuramente. 

Per tante motivazioni. Perché la chiusura della primaria e della secondaria di primo grado ha gettato nel panico centinaia di famiglie che non sapevano come fare, avendo bambini piccoli che non potevano rimanere soli in casa; perchè la chiusura della secondaria di secondo grado ha nuovamente calato un velo di sconforto su chi stava faticosamente cercando di riallacciare rapporti importanti, il cui filo era stato reciso violentemente l’anno scorso. 

Tutto sembra nuovamente finito. Non ci si deve più vestire la mattina per essere non solo presentabile, ma per apparire piacevole agli occhi dei compagni e dei professori; non si possono più condividere le emozioni del pre e del post verifica; non ci sono più le battute del compagno durante la ricreazioni che ti tirano su; non ci sono più le confidenze aspettando l’autobus alla fermata o nello spogliatoio della palestra; tutto si consuma nuovamente nella solitudine delle proprie mura domestiche. 

Le speranze e le aspettative di un qualsiasi rapporto si concentrano in un messaggio di whatsapp o in una videochiamata, che forse non arriveranno mai. Le giornate trascorrono inesorabili, tutte uguali, scandite dall’arrivo di un link. 

Davvero un prezzo molto alto per chi doveva vivere questi anni come gli anni più belli della sua vita, recluso in una casa che si sta rivelando una prigione, dove far scorrere copiose lacrime amare che nessuno è in grado di asciugare. 

Non c’è un colpevole; ma sapere che non si può additare nessuno come tale non aiuta lo stesso a farsene una ragione, perché questi anni, gli anni dei primi amori, dei diciottesimi, delle prime vacanze all’estero, non ce li restituirà più nessuno. Paradossalmente si arriva a questa inconfutabile conclusione, al culmine della tristezza personale, sentendosi in colpa di pensarla così a fronte del bollettino funesto dei mezzi di comunicazione che informano dei nuovi casi di morte per Covid. 

Di cosa ci si lamenta allora, se personalmente non si è ancora stati coinvolti da questo subdolo virus? A fronte di chi muore non bisognerebbe ringraziare per il solo fatto di essere in salute? 

La risposta a mio avviso non è affatto scontata, quando ci si sente morire dentro, diversamente vittime della morsa del Covid.

Lascia un commento