Inchiostro Versato

Eccoli lì, quei segni geroglifici e all’apparenza insensati. Eccoli, mentre si spostano, moltiplicano, eliminano e fermano in posa. Osservateli attentamente, mentre rotolano sparsi dietro a delle colonne d’Ercole unite in un solo pilastro – una visione contorta per noi umani, ma estremamente comune per loro – che non permette a questi strani simboli di precederla e dà loro forza per esistere, come la terra permette a un seme di far nascere la propria pianta, senza, però, abbandonare il terreno.

Ora stanno dando luogo a una guerra, scagliandosi gli uni contro gli altri, colpendosi violentemente e trucidandosi. Alcuni, cadendo sul campo di battaglia, lasciano un simbolo più piccolo, che si posiziona sempre dopo una lunga fila di questi.

Adesso, invece, stanno formando gli schieramenti, che precipitevolissimevolmente cadono ai piedi dei loro compagni, nel tentativo di conquistare quello spazio quasi inutile.

Sono lettere, che cercano di guadagnarsi il loro posto: come nel gioco delle sedie.

La prima riesce a posizionarsi, lasciando la sua pancia calare, togliendosi la fascia che la teneva in alto, divenendo una “D”. La furbizia è considerata una strategia vile e pusillanime. 

A seguire quella lettera, meschina, una “E” si siede esausta: è stata quella più sanguinaria tra tutte. Di nuovo riprendono a spingersi, liberare urli muti e perire. Chi ha mai detto che essere una lettera fosse così semplice? Un’altra “E” si trascina verso le prime due lettere, perdendo una gamba. Mentre le onomatopee risuonano sul campo di battaglia, uno sventurato striscia verso il luogo in cui si sono riunite le altre, sembrando un verme inerme. 

Un’altra lettera s’aggiunge, sfoggiando la sua eleganza incolume, fiera di essere una delle lettere più usate in Italia. Di nuovo riprende il tumulto, producendo altri morti, sporcando d’inchiostro versato le pagine bianche di una storia ancora da scrivere. Una giunge, saltellando, appoggiandosi a quella precedente.

Con una colonna sonora costituita principalmente da urla, pianti e tremore, la lettera “E” canticchia una melodia, per rasserenare la “I” che la precede, cullandola con una mano.

Per un attimo tutto sembra calmarsi, lasciando alle malcapitate un po’ di tregua; ma la pace non è fatta per durare – altrimenti non esisterebbe un concetto simile – e un’esplosione fa sbattere una “Z” storta contro la povera lettera antecedente. Infine, due lettere arrivano assieme, correndo a perdifiato, per nascondersi dai bombardamenti, divenendo parte di quello schieramento.

Lo sguardo di chi assiste cade su quei geroglifici, mentre le labbra si incurvano in un abbozzato sorriso, dalle sfumature amareggiate, consapevole di essere stato tratto in inganno. Le lettere, che per disporsi in tale ordine hanno rischiato la vita, formano una parola impertinentemente scioccante:

“D – E – F – I – C – I – E – N – T – I”

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