La scienza dietro la musica

La musica è meravigliosa, ci avvolge e ci aiuta a trascorrere il tempo, esiste un brano per ogni occasione e stato d’animo. Di fatto un brano di Wagner, Eminem, Rino Gaetano o Gianna Nannini sono tutti diversi tra loro ovviamente, ma hanno un elemento comune: sono suoni! 

Il suono altro non è che un’oscillazione di molecole d’aria che si propaga nello spazio, è una grandezza fisica e in quanto tale è misurabile. Il nostro orecchio è formato da tre componenti: 

  • l’orecchio esterno, la cui funzione è catturare i suoni.
  • l’orecchio medio, il quale si occupa di convertire l’energia meccanica in energia elettrica.
  • l’orecchio interno, la cui funzione è la più delicata e raffinata, si occupa della percezione del suono.

Il nostro orecchio è un organo molto sensibile ma allo stesso tempo piuttosto limitato: l’intervallo di frequenza udibile (inteso come il numero di oscillazione al secondo che il nostro orecchio è in grado di sopportare) in un soggetto sano si aggira tra i 20Hz e i 20KHz. Per quanto riguarda la pressione sonora (intesa nel suo significato fisico, cioè di una forza che agisce su una superficie, in questo caso l’orecchio) ha un intervallo di 6 ordini di grandezza, il che significa che il rapporto tra il suono a pressione più intensa e il suono a pressione meno intensa è pari ad un milione! Infatti si considera il range da 20 micropascal a 20 Pascal, ma essendo questo un intervallo molto ampio viene applicata una conversione di tipo logaritmica che ci consente di comprendere più intuitivamente la differenza tra i vari livelli di pressione sonora, in breve:

  • “20 micropascal” corrispondono a 0 dB ed è il valore minimo che un suono deve assumere perché vi sia percezione da parte del nostro apparato sensoriale
  • “20 Pascal” corrispondono a 120 dB e questa è definita come la soglia del dolore.

Il nostro timpano, una membrana delicatissima, viene infatti danneggiato proprio perché sottoposta a livelli di pressione troppo elevati per un tempo duraturo. Quando siamo esposti a livelli di pressione elevati il nostro corpo ci invia segnali di prevenzione quali fischi, sordità temporanea. E a quel punto è bene allontanarsi immediatamente e il più possibile dalla sorgente sonora che sta emettendo suoni così intensi.

Fino a pochi decenni fa l’ascolto musicale era limitato a casa o in locali adibiti a esso (questo a causa della poca praticità dei dispositivi con cui veniva ascoltata), oggi invece la situazione è profondamente cambiata in quanto la musica è a portata di “orecchio”. Tutto ciò è possibile grazie all’innovazione tecnologica che ha reso possibile, attraverso mezzi come il telefono, le cuffie o il computer, trasportare la musica ovunque e ascoltarla in qualunque momento.

Come accennato precedentemente, le cuffiette fanno parte della nostra quotidianità, il problema è che spesso vengono utilizzate senza la consapevolezza che possano arrecare danni al nostro apparato uditivo, questo perché ascoltiamo la musica a volumi estremamente elevati (legata alla breve distanza sorgente=cuffiette e ricevitore=timpano) e tutto ciò provoca, nel tempo, danni o lacerazione irreversibili.

Un corretto uso delle cuffie è legato alla regola 60-60 la quale indica che la musica in cuffia non deve essere ascoltata per più di 60 minuti e soprattutto che il volumo deve essere minore o uguale a 60dB (indicativamente al 60% del volume massimo del dispositivo).

Se vogliamo godere della musica per tutta la nostra breve esistenza è bene conoscere queste piccole accortezze fin da giovani, così da poter preservare il nostro udito.

Giuseppe Valerio

Lascia un commento