Un discorso sulla mascolinità: tra scuola e società

Cari ragazzi, qui parla una ragazza. Prova uno, due, tre… Okay, dovremmo essere sulla stessa lunghezza d’onda. Chiedo gentilmente alla regia d’informarmi se dovessimo perdere il segnale. Iniziamo. 

Questa mattina sono entrata in studio e mi hanno detto di leggervi un discorso sulla mascolinità nelle scuole cinesi. Premetto di averlo già letto e di aver arricciato il naso più volte, quindi ho deciso di leggerlo e commentarlo assieme a voi, che mi ascolterete.

Se pensavate che in Italia l’intolleranza verso i ragazzi che si truccano, travestono da ragazze, hanno un orientamento sessuale non etero…

Ora sarei curiosa di sapere cosa significhi questo discorso. Devo dirvi che a scriverlo è stato qualcun altro, che fortunatamente non mi conosce e fatico a stargli dietro. Non ho terminato la frase, perché quel poco che ho letto mi ha lasciata un poco interdetta. Innanzitutto cosa mi starebbe a significare quel “si travestono da ragazze”? Che non ci si può vestire come si vuole, bensì è come indossare un “costume da donna”? 

A quanto pare, la persona che mi ha creato questo meraviglioso discorso carico di cliché non ha mai sentito il detto “l’abito non fa il monaco”. Io posso dire al mio migliore amico d’indossare il mio guardaroba, ma questo non cambierebbe sicuramente il suo carattere – ammetto di averlo fatto più volte e averci riso, perché è bello essere spensierati e liberi.

Tornando a noi e al nostro copione benevolmente fatto. Nelle scuole cinesi, da non troppo tempo, viene insegnata la mascolinità. Sì, lo so: è incredibilmente esilarante. Ma la domanda che mi sorge spontanea è: “Cosa insegnano esattamente?”. Okay, lo vedremo dopo aver spiegato la situazione. 

La Cina da qualche anno si lamenta del “problema” dei ragazzi troppo effeminati – cosa voglia dire questo “effeminati” non me lo spiego da anni… – che presentano caratteristiche comportamentali tipiche delle donne… Vorrei chiedere dopo alla regia, cosa significhi questa frase, perché io, donna, mi sento profondamente offesa. “Ti comporti da donna!” Ma che vuol dire? Che siamo? Un modo di comportarsi? Vabbè, lanceremo un paio di tacchi in più contro la porta stasera.

Non è raro che nella Repubblica Popolare Cinese un giovane desideri di vestirsi con capi d’abbigliamento femminili, specialmente per i cosplay, di cui lo Stato cinese e il Giappone si contendono il podio. Più leggo questo discorso, più mi salgono i brividi…

Ma l’ilarità non sta solo nell’idea di prendere dei provvedimenti, insegnando la virilità, bensì nel motivo di questa scelta: la grande presenza di donne nel sistema scolastico, secondo le autorità cinesi, aliena la mente dei giovani uomini. Attori, modelli, cantanti e figure importanti poco virili fungono da esempio per i più piccoli, che vengono abituati a considerare tutto questo normale – atrocità imperdonabile! Riassumendo, la colpa è sempre di queste povere creature che li accompagnano nella fase della crescita e sanno dimostrare empatia. 

Non fa ridere solo il fatto che le responsabili di questa questione assai grave siano le figure poco virili, ma anche che se ne parli in modo così serio. Andiamo! Com’è possibile che un essere inferiore all’uomo – tornando ad adoperare quella mentalità medievale che domina in Cina – sia capace di contagiarlo con il suo carisma e la sua sensibilità? Non so se voglio piangere o scoppiare in una risata isterica. Dovrei ridere? Davvero? Ah, buono a sapersi. 

Inserire la mascolinità nelle scuole è stata l’ultima carta rimasta nella manica, quindi speriamo che la situazione non si aggravi; nessuno vuole uno sterminio d’innocenti ragazzini (so che i ragazzi capiranno, quando dirò “mi dissocio”). Anche questa non mi sembra molto carina da dire in radio… Mettiamo caso che ci ascolti un bambino, che facciamo? 

Ma prima cʼeravamo posti un interrogativo: cosa insegnano esattamente?

Il testo dice che dovrei chiedervi scusa, perché vi ho mentito un poco… Ma allora cosa c…

Prova. Prova. Mi sentite? La regia non mi ha avvertita (in realtà, si stavano sbracciando come pazzi per farsi vedere, ma Aleksandra era troppo presa dal discorso) e non mi sono fermata in tempo. Mi sentite? Dalla regia dicono che è tutto in regola. Dove sono arrivata con voi? 

Forse parlavo di cosa insegnassero… riprendiamo da lì. Non aspettiamoci insegnamenti sessuali e approfondimenti sullo scopo dell’atto del sesso, con tanto di dettagli dispensabili. No, non è un’educazione di questo genere.

Vignetta creata appositamente da Jonathan La Noce.

La Cina ha deciso di aumentare le ore di ginnastica e introdurre un regolamento più rigido per i ragazzi; inoltre, è possibile che il corpo docente femminile venga ridotto e sostituito da uomini, perché almeno loro sapranno insegnare ai ragazzi la virilità. Forse avrei evitato questa battuta, caro autore. 

Ma io avrei una domanda che mi ronza in testa, staccandoci dal testo, indirizzata a voi ragazzi: quand’è che vi sentite realmente virili? 

Ho provato a darmi una risposta, ma giungevo solo a luoghi comuni, privi di un elemento fondato o dettagli utili a trovare una soluzione a questo mio dilemma; il che fa ridere, avendo io più amici maschi che femmine. Alla fine ho cercato di rispondere a un’altra domanda: cosa rende i ragazzi effeminati? Il progesterone fa il suo effetto, ma a dare una mano a questi ragazzi, che sembrano essere snobbati dalla società – magari dovremmo fare qualcosa per aiutarli, non credete? – sono i social, il merchandising del corpo femminile e dei canoni di bellezza irraggiungibili. 

Okay, il testo dice cose vere, almeno una volta; però afferma pure che a contribuire sia…

Prova. Prova. Mi sentite? La regia non mi ha avvertita per l’ennesima volta (io vi giuro che si stavano sbracciando come i pinguini in “Happy feet 2”! È lei stupida). Mi sentite? Non ricordo dove sia arrivata con voi, quindi temo di dover fare un riepilogo di quanto detto.

Abbiamo letto che la colpa che non è solo del progesterone, bensì del merchandising di massa del corpo femminile e della sua emancipazione. Non è solo colpa di questo promuovere l’uomo forte e coraggioso come figura ideale, o, almeno, così mi dicono sul foglio che devo leggervi. Sapete cosa? Ora lo butto via. Non è quello che vorrei dirvi, anzi, non lo è per niente. A spingere questi ragazzi verso il “mondo femminile” – che alla fine è pure quello maschile, ma lasciamo stare questo discorso di stereotipi – è la curiosità.

È questione d’interesse: vedono queste persone, o meglio, queste ragazze vestirsi in tutti i modi possibili, e si sentono attratti da questa libertà. Devo ammettere che noi ragazze siamo molto più agevolate rispetto a voi maschi: possiamo indossare i pantaloni della tuta, fare danza classica senza essere denigrate, possiamo truccarci come meglio crediamo, senza essere viste in malo modo, possiamo piangere in pubblico senza essere viste dalla società come “femminucce” e possiamo desiderare un po’ di tenerezza. 

A ogni “possiamo”, però, si aggiunge un “ma”: indossiamo la tuta, ma veniamo viste come maschiacci e poco femminili; se facciamo danza classica siamo quasi sempre viste come creature esili e delicate, mentre potremmo benissimo avere della musica metal nelle cuffiette; se non ci trucchiamo, ci scambiano per bambini, caso contrario se lo facciamo; se non mostriamo emozioni, siamo apatiche e dicono che non siamo delle donne, perché le donne piangono e sono sensibili; se non desideriamo tenerezza, ma solo una storia che duri una serata, siamo viste come delle poche di buono. A ognuno la sua etichetta.

Ho dimenticato di dirvi che al momento la società fatica a vedere questi ragazzi di buon occhio, ma è innegabile che stiano avvenendo dei cambiamenti, seppur lenti. Prima o poi sarà – anzi, già adesso lo è – normale vedere un ragazzo con un meraviglioso abito con i girasoli, che probabilmente starà meglio a lui che a me.

Devo chiedere scusa pure per il verbo “potere” appositamente scelto per enfatizzare la differenza che è stata creata nel corso dei secoli, decenni, anni. Chi ha detto che non potete farlo? Non ve lo dico di certo io, per me, potete fare tutto quello che volete. Il problema arriva se chiediamo a chi abita questo pianeta da più tempo di noi: i dinosauri. No, intendo dire: le persone attempate, che stanno vedendo questa rivoluzione sociale in modo precipitoso, troppo veloce.

Siamo partiti da un mondo creato dagli uomini per gli uomini, ma attualmente stiamo iniziando a creare un mondo dai valori leggermente idealizzati, in cui l’uomo si ritrova penalizzato dalle sue stesse idee. Qui è poco chiaro, quindi lo spiegherò io: se fosse un mondo più sensibile – così riprendiamo i concetti di Platone – gli uomini sarebbero liberi di fare quello desiderano – vestirsi in modo “poco virile” e/o truccarsi – senza essere criticati o visti come “sbagliati”, “strani”, “diversi”. È un po’ triste, non credete?

Mi sentite ancora? Spero di sì.

Lascia un commento